Non è solo una questione di fisico: il peso dell'attività muscolare sulla salute del cervello

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La vecchia diceria, quella che associa un fisico particolarmente sviluppato a una minore agilità mentale, trova una smentita netta in una ricerca presentata a Chicago, nel corso dell'annuale meeting della Radiological Society of North America. Lo studio, condotto su un campione di 1.200 uomini e donne di mezza età, ribalta infatti una prospettiva consolidata, offrendo una nuova e più articolata chiave di lettura del complesso rapporto che intercorre tra la condizione fisica di un individuo e la cosiddetta 'salute' cerebrale, la quale, come è noto, non dipende esclusivamente dall'attività intellettuale. Se è vero, come sottolinea anche il Washington Post, che l'idea di un esercizio fisico benefico per la mente non costituisce di per sé una rivoluzione, l'indagine porta alla luce un meccanismo più specifico e diretto, che lega la composizione Corporea al processo di invecchiamento del nostro organo più importante.

L'equilibrio che preserva la mente

La ricerca si è concentrata, in particolare, sull'analisi del grasso viscerale, quello che si accumula attorno agli organi interni e che da tempo gli specialisti considerano un fattore di rischio per diverse patologie. Attraverso risonanze magnetiche di tutto il e l'ausilio di un algoritmo di intelligenza artificiale, gli scienziati hanno quantificato con precisione, in 1.164 persone sane con un'età media di 55 anni, non solo questo tipo di adipe ma anche la massa muscolare e il grasso sottocutaneo. Il dato emerso, e che costituisce il cuore della scoperta, è che un rapporto sfavorevole tra grasso viscerale e massa muscolare risulta associato a un invecchiamento accelerato del cervello, dimostrando come la semplice presenza di muscolatura non sia sufficiente, se non accompagnata da una riduzione del grasso interno. Si tratta di una relazione quantificabile, che supera l'ambito delle generalizzazioni per entrare in quello della misurazione scientifica.

Uno stile di vita come antirughe cerebrale

Questi risultati si intrecciano perfettamente con quanto emerso da un'altra indagine, pubblicata sulla rivista Brain Communications, la quale suggerisce che sul nostro cervello abbiamo un controllo maggiore di quanto spesso siamo portati a credere. La combinazione di fattori relativamente semplici, come un atteggiamento ottimista, una qualità del sonno soddisfacente e delle solide relazioni sociali, può infatti rendere la mente fino a otto anni più giovane rispetto all'età anagrafica. Si delinea, così, un quadro in cui la cura del, intesa nella sua completezza e non come mero culto dell'estetica, e l'attenzione al benessere psicologico diventano due facce della stessa medaglia, entrambe decisive per rallentare il declino cognitivo. La distinzione netta tra attività fisica, utile per muscoli e cuore, e allenamento mentale, legato alla memoria e alla concentrazione, appare ormai superata dalle evidenze scientifiche.

Le implicazioni di una connessione diretta

La conseguenza pratica di queste scoperte è significativa, perché sposta l'attenzione verso un approccio integrato alla prevenzione. Non si tratta più soltanto di consigliare un'attività motoria generica, ma di comprendere come la costruzione e il mantenimento di una buona massa muscolare, uniti alla lotta al grasso viscerale attraverso scelte alimentari corrette, agiscano da vero e proprio scudo protettivo per il cervello. L'effetto, quindi, non è mediato solo da un miglioramento della circolazione sanguigna o della pressione arteriosa, ma sembra risiedere in un collegamento più intimo e strutturale. Ciò che fa bene al fisico, in una prospettiva di equilibrio e di composizione rea sana, fa bene direttamente anche alla sostanza bianca e grigia, preservando funzioni cognitive preziose e contrastando quel processo che, pur naturale, può essere notevolmente moderato.

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