Zelensky, avanti con la mediazione Usa: oggi incontra Starmer, Macron e Merz
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Redazione Esteri
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Prosegue senza sosta il lavoro diplomatico per tentare di trovare una via d'uscita al conflitto, con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che, mentre i bombardamenti russi non danno tregua, continua a puntare sulla mediazione statunitense. Zelensky ha definito “sostanziale” la recente telefonata avuta con l’inviato speciale Steve Witkoff e con Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dopo che i due avevano incontrato una delegazione ucraina in Florida per il terzo giorno di colloqui di pace. La squadra inviata a trattare, come riferito dallo stesso leader di Kiev, includeva figure di primissimo piano dell’apparato militare e di sicurezza nazionale, a dimostrazione della serietà con cui si affrontano queste trattative. La reazione di Mosca a questi passi, tuttavia, rimane un'incognita assoluta, mentre dal fronte continuano ad arrivare notizie di attacchi devastanti alle infrastrutture civili.
Il contesto militare e le garanzie americane
Mentre i diplomatici parlano, la guerra sul campo procede con la sua cruda ferocia. Solo nelle ultime ore, come riportato da fonti sul terreno, centinaia di droni e missili hanno colpito il territorio ucraino, prendendo di mira in modo sistematico, com'è ormai prassi, quei nodi energetici e di trasporto fondamentali per la vita del paese. L’intenzione dichiarata, quella di gettare nel buio e nell'immobilità la nazione sotto attacco, si traduce in episodi che la cronaca nera registra con puntualità, senza bisogno di scendere in dettagli espliciti che poco aggiungono alla comprensione della strategia d’assalto. In questo quadro, le parole dell’inviato speciale Keith Kellogg, il quale ha ribadito che Washington “non metterà gli stivali sul terreno” in Ucraina, delimitano con chiarezza i confini dell’impegno militare diretto americano, lasciando intendere che la pressione su Mosca potrà essere intensificata solo attraverso altri canali, come quelli economici o legati alla cosiddetta flotta ‘ombra’.
La complessa rete degli incontri internazionali
La giornata di oggi segna un altro momento cruciale nell'agenda del presidente ucraino, il quale si prepara a confrontarsi con i leader di alcune tra le principali potenze europee. L’incontro con il primo ministro britannico Keir Starmer, con il presidente francese Emmanuel Macron e con il leader tedesco Friedrich Merz rappresenta un tassello altrettanto importante della partita diplomatica, poiché è dall’appoggio e dalla coesione europea, oltre che dalla mediazione americana, che Kiev spera di ricavare una posizione di forza sufficiente per avviare trattative serie. Zelensky ha parlato di “prossimi passi” già concordati con gli interlocutori d'oltreoceano, passi che devono ora essere calibrati anche con gli alleati del Vecchio Continente, in uno sforzo di coordinamento che appare sempre più necessario vista la posta in gioco.
La partita ancora tutta da giocare
Quello che emerge, in definitiva, è un quadro di attività frenetica svolta su più livelli, dove il rumore delle armi fa da sottofondo costante alle discussioni negli studi televisivi e nelle stanze dei bottoni. La delegazione ucraina, composta da militari e diplomatici di alto rango, ha il compito di tradurre in linee negoziali concrete la volontà di resistenza di un popolo che, nonostante le perdite e le distruzioni, non intende arrendersi. La strategia russa, dal canto suo, punta visibilmente a logorare proprio questa resilienza colpendo ciò che tiene in piedi una società moderna. In mezzo, la mediazione statunitense guidata da figure vicine alla Casa Bianca cerca una fessura in un muro di ostilità che finora è sembrato insormontabile, mentre l’Europa è chiamata a definire il suo ruolo oltre la retorica del sostegno. La strada per la pace, seppur percorsa con determinazione, resta lastricata di incertezze e di sfide operative enormi, che i prossimi incontri contribuiranno a chiarire solo in parte.




