Sequestro a Brera, la finanza blocca la torre «Unico» nel cuore di Milano
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un cantiere nel silenzio, in un’area che, dopo la demolizione di un vecchio stabile, languiva vuota dal 2006. I sigilli della Guardia di finanza, applicati su mandato del gip Mattia Fiorentini, hanno paralizzato la costruzione di un complesso residenziale di lusso in via Anfiteatro, dove sarebbero sorti due edifici – uno di quattro e l’altro di undici piani – per un totale di ventisette appartamenti. L’operazione, condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria, rappresenta l’ultimo sviluppo di una maxi inchiesta della procura milanese che, scavando nella gestione del territorio urbano, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di ventisette persone, tra le quali figurano i costruttori Rusconi, ipotizzando reati che vanno dal falso agli abusi edilizi. La società, che si è avvalsa della progettazione dell’architetto Marco Cerri con Studio ArchiMI, vede ora bloccata un’operazione immobiliare di notevole valore, con immobili il cui prezzo di listino partiva da settecentomila euro.
L’ombra delle irregolarità sul progetto
Le accuse, che devono ancora essere verificate in sede giudiziaria, toccano nel vivo la trasformazione di un’area storica della città, sollevando interrogativi sui controlli e sulle autorizzazioni. La vicenda giudiziaria, la quale si dipana attraverso atti e decreti, non si limita a osservare il profilo amministrativo ma indaga presunte irregolarità sostanziali che avrebbero permesso la realizzazione di un’opera, la torre «Unico-Brera», il cui impatto paesaggistico e urbanistico è stato oggetto di vivaci contestazioni. Alcuni residenti, del resto, avevano già sollevato obiezioni di carattere civile, lamentando una prossimità eccessiva tra le nuove strutture e gli edifici esistenti, al punto da generare situazioni di vicinanza fisica del tutto insolite.
Le proteste dei condomini e il percorso giudiziario
Proprio uno di questi condomini, Alberto Villa, ha raccontato di aver intrapreso, pur senza successo, un iter legale contro il progetto, presentando ricorso prima al Tar e poi al Consiglio di Stato. “Io personalmente ho fatto ricorso al Tar e al Consiglio di Stato ma mi hanno dato torto purtroppo, ora diciamo che c’è un sospetto di ragione”, ha affermato Villa, descrivendo una situazione in cui i nuovi balconi sarebbero così vicini ai preesistenti da permettere scambi di oggetti tra gli appartamenti. Queste dichiarazioni, che fotografano un disagio concreto nella vita di quartiere, offrono uno spaccato delle conseguenze che scelte urbanistiche discusse possono generare, anticipando quelle che oggi sono le verifiche in capo agli investigatori.
Il quadro investigativo e gli sviluppi dell’operazione
L’inchiesta, che continua a svilupparsi sotto la direzione della procura, muove i suoi passi attorno a documenti, perizie e acquisizioni che i finanziari stanno analizzando per definire il perimetro delle responsabilità individuali. Il sequestro preventivo degli immobili, misura disposta dal giudice, ha l’obiettivo di conservare il patrimonio nel caso in cui, al termine delle indagini, si dovesse procedere con una richiesta di confisca. L’episodio di Brera si inserisce in un filone più ampio di accertamenti sul governo del suolo a Milano, mostrando come il settore dell’edilizia di alto livello, nonostante i valori elevati e la firma di professionisti noti, non sia immune da controlli stringenti e da interventi dell’autorità giudiziaria qualora emergano elementi di potenziale illiceità.




