Taiwan, gli Usa rispondono alle manovre offensive della Cina
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Redazione Esteri
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Dopo le esercitazioni militari e l’accerchiamento pressoché quotidiano di Taiwan da parte della marina cinese di Xi Jinping, è arrivata la risposta degli Stati Uniti e dei loro alleati. Il cacciatorpediniere americano Higgins e la fregata canadese Vancouver hanno attraversato lo Stretto dell’isola “in una mossa altamente pubblicizzata e quindi provocatoria”. La Cina, ormai l'obiettivo è chiarissimo, punta dritto verso il suo obiettivo: Taiwan sotto pressione, flotte militari già in movimento, cresce la preoccupazione.
Da sempre, la regione dell’Asia-Pacifico è una delle aree più strategiche e complesse dal punto di vista geopolitico. Il Mar Cinese Meridionale, le rotte commerciali cruciali che lo attraversano e la vicinanza con le grandi potenze globali, rendono questa zona un teatro di interesse internazionale. “Preparatevi a combattere”. L’annuncio della Cina che allarma il mondo. Notizie poco incoraggianti giungono nelle ultime ore dal Pacifico. Secondo quanto riportato dalla CCTV (China Central Television), la più grande emittente televisiva della Cina continentale controllata direttamente dal Governo centrale della Repubblica popolare, il presidente cinese Xi Jinping avrebbe chiesto espressamente alle truppe di accelerare la loro preparazione alla guerra. Anche la tempistica dell’invito rivolto da Xi ai propri militari appare alquanto sospetta: stando alle notizie diffuse dai media, sarebbe arrivato proprio nei giorni in cui Pechino conduceva esercitazioni militari su larga scala nei pressi di Taiwan (sarà un caso?).
La “strategia dell’anaconda” della Cina contro Taiwan. La sola idea di un nuovo conflitto tra Cina e Taiwan, oltre a quelli già in corso in Medioriente e in Ucraina, con l’Europa che nel mentre non tocca palla, rende la minaccia di Pechino ancora più insidiosa. L’ennesimo avvertimento è arrivato con 17 navi da guerra, altrettante della guardia costiera e 125 aerei. Per un giorno intero la Cina ha voluto far sentire di essere sempre più vicina alla “sua” Taiwan (“la riunificazione della nostra madrepatria è storicamente inarrestabile”, aveva ammonito Xi Jinping nel discorso dell’ultimo Capodanno), e perciò riecco le grandi manovre attorno all’isola indipendente, ma minacciata nell’Asia orientale.




