P. Diddy a processo: il rapper affronta accuse di abusi e traffico sessuale
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si è aperto ufficialmente a New York il processo a carico di Sean Combs, noto al mondo come P. Diddy, figura iconica della scena hip-hop americana e ora imputato per una serie di reati gravi, tra cui traffico sessuale, associazione a delinquere e abusi sessuali. Detenuto in un carcere federale di Brooklyn dal settembre scorso, il 55enne produttore e rapper rischia l’ergastolo, sebbene la sua difesa si prepari a contestare ogni accusa.
La selezione della giuria, iniziata lunedì scorso presso la Corte Federale di Manhattan, ha visto superare il primo vaglio diciannove potenziali giurati, chiamati a valutare prove che, secondo l’accusa, dimostrerebbero come Combs abbia sfruttato la sua influenza e il suo potere per decenni, creando un sistema di violenze e coercizioni. Dodici giurati titolari e sei riserve dovranno ascoltare testimonianze che, stando alle ricostruzioni finora emerse, dipingono un quadro inquietante, legato soprattutto ai cosiddetti white party: feste esclusive, organizzate dall’artista, in cui il codice d’abbigliamento prevedeva rigorosamente il bianco e dove, secondo diverse fonti, si consumavano abusi.
Le dichiarazioni di apertura degli avvocati sono attese per il 12 maggio, ma già nelle scorse settimane i legali dell’imputato hanno cercato di screditare le prove, sostenendo che molte delle accuse derivino da presunte strumentalizzazioni. Il processo, tuttavia, arriva dopo mesi di indagini serrate, durante i quali sono emerse oltre 120 denunce, alcune delle quali risalenti agli anni Novanta.




