Tassa sugli extraprofitti, Forza Italia frena: “misura non sia punitiva, va costruita con le imprese”
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Redazione Interno
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La proposta, avanzata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti insieme ad altri quattro colleghi europei, di introdurre un prelievo fiscale comune sugli extraprofitti delle società energetiche – un’idea che mira a reperire risorse straordinarie per fronteggiare l’emergenza dei carburanti – ha già incontrato il primo scoglio politico interno al governo. A sollevare una voce dissonante, seppur misurata, è stata Forza Italia, che attraverso una nota ufficiale ha voluto tracciare un netto distinguo: l’obiettivo, a loro avviso, non può essere quello di “colpire” le imprese, bensì di individuare criteri condivisi per un contributo che nasca dal confronto diretto con gli stessi attori economici. Una presa di posizione, quest’ultima, che rischia di aprire un fronte delicato all’interno della maggioranza, proprio mentre la premier Giorgia Meloni si trovava in Qatar per incontrare l’emiro Al Thani, dopo la tappa di ieri a Gedda con il principe ereditario saudita Bin Salman.
La lettera dei cinque ministri e il ruolo dell’Italia
L’iniziativa, formalizzata in una lettera indirizzata al commissario europeo per il Clima Wopke Hoekstra, porta le firme di cinque ministri delle Finanze: oltre a Giorgetti, ci sono Lars Klingbeil per la Germania, Carlos Cuerpo per la Spagna, Joaquim Miranda Sarmento per il Portogallo e Markus Marterbauer per l’Austria. Insieme, chiedono a Bruxelles di studiare un meccanismo fiscale comune – una tassa europea sugli extraprofitti – per far fronte all’impennata dei prezzi del petrolio, innescata dal conflitto in Medio Oriente. Una situazione, quella del caro-carburanti, che ha già spinto il governo italiano a prorogare il taglio delle accise fino al primo maggio, mentre le ripercussioni sui bilanci delle famiglie e sull’economia del continente si fanno sempre più pesanti.
Le parole di Forza Italia: “costruire insieme alle imprese”
Forza Italia, con una nota che si pone in aperto contrasto con l’impostazione originaria della lettera, ha ribadito che “l’obiettivo non può e non dev’essere colpire le imprese”, ma piuttosto “individuare i criteri per un contributo condiviso in grado di reperire e destinare risorse straordinarie agli interventi necessari per calmierare l’emergenza energetica”. Una posizione, quella azzurra, che sottende una visione diversa del ruolo fiscale dello Stato: meno imposizione unilaterale, più concertazione. E che, di fatto, si smarca dalla linea di Giorgetti, il quale invece ha sottoscritto l’appello a Bruxelles insieme agli omologhi di Germania, Spagna, Portogallo e Austria.
Le reazioni nel quadro politico e lo scenario europeo
La richiesta dei cinque ministri arriva in un momento delicato per l’Unione europea, già provata dalla crisi energetica e da un conflitto che tiene sotto scacco le rotte marittime – come ha ricordato la stessa Meloni a Gedda, parlando della necessità di “assicurare la libertà di navigazione a Hormuz”. E mentre Trump, tornato alla presidenza degli Stati Uniti, osserva con attenzione le mosse europee in materia fiscale, il governo italiano si trova ora a gestire una frattura interna. La posizione di Forza Italia, che chiede di “costruire la misura insieme alle imprese”, potrebbe trovare ascolto in quelle realtà industriali che già in passato avevano denunciato il rischio di tassazioni punitive. Resta da vedere se la Commissione europea accoglierà la richiesta dei cinque ministri o se prevarrà l’impostazione più prudente – e meno conflittuale – sostenuta dagli azzurri. Per ora, il governo procede a trazione asimmetrica.




