Forza Italia riapre il dibattito sullo ius scholae, ma la maggioranza frena

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Redazione Interno Redazione Interno   -   "Abbiamo sbagliato i tempi per riproporre lo ius scholae: non era questo il momento". A parlare, in forma anonima, è un deputato di Forza Italia che, attraverso Pagella Politica, ha espresso la propria delusione per la scelta di alcuni esponenti del partito di rilanciare una discussione sulla riforma della cittadinanza. Una mossa che, al di là delle intenzioni, difficilmente porterà a risultati concreti, considerando le resistenze degli alleati di governo.

Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, ha ribadito la posizione del partito: "La cittadinanza è una cosa seria". Durante un question time al Senato, dedicato principalmente a questioni internazionali come l’Ucraina e il Medio Oriente, il dibattito è inevitabilmente scivolato su temi interni. "Noi abbiamo una proposta di legge depositata sia alla Camera che al Senato", ha precisato Tajani, riferendosi allo Ius Italiae, che modifica lo ius sanguinis. "Metà di questa proposta è già stata recepita dal governo. Ora siamo pronti a discutere la parte che riguarda i giovani non nati in Italia ma che hanno frequentato con profitto la scuola per almeno dieci anni".

Matteo Renzi, senatore di Italia Viva, ha però sollevato dubbi sulla reale possibilità che il testo trovi sostegno nella maggioranza. Fratelli d’Italia e Lega, infatti, hanno già mostrato freddezza, se non opposizione, verso l’ipotesi di riforma. Un atteggiamento che rischia di lasciare Forza Italia isolata, nonostante il tentativo di riportare l’attenzione su un tema da anni al centro del confronto politico.

La mossa di Tajani, più che una svolta, sembra un’operazione a metà tra il rilancio programmatico e la provocazione. Da una parte, il partito cerca di mantenere viva una battaglia che lo distingue dagli alleati; dall’altra, però, la frammentazione della maggioranza rende improbabile un accordo. Sebbene alcuni esponenti azzurri abbiano provato a riaprire un dialogo con il Pd, le divergenze restano profonde, e il rischio è che lo ius scholae finisca ancora una volta in un vicolo cieco.

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