Attentato ad Amsterdam, un gruppo islamico rivendica l'esplosione davanti alla scuola ebraica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’esplosione avvenuta nella notte tra venerdì e sabato nel quartiere di Buitenveldert, alla periferia sud di Amsterdam, ha preso di mira il muro perimetrale di una scuola ebraica, un atto che la sindaca Femke Halsema non ha esitato a definire un «vile atto di aggressione» deliberatamente indirizzato contro la comunità ebraica della città. L’ordigno, la cui detonazione ha provocato danni circoscritti alla struttura senza per fortuna causare feriti, ha riportato l’attenzione su una minaccia che sembrava latente ma che ora, complice l’acuirsi delle tensioni in Medio Oriente, torna a materializzarsi con violenza nel cuore dell’Europa. La rivendicazione, giunta poche ore dopo l’accaduto attraverso un video postato sui social, porta la firma del «Movimento islamico dei compagni di destra Ashab Al Yamin», un sodalizio di recente formazione che nelle ultime settimane avrebbe già collegato il proprio nome a una serie di analoghi attacchi di matrice antisemita in Belgio, nei Paesi Bassi e in Grecia, delineando così un preoccupante coordinamento operativo o quanto meno una comune ispirazione ideologica.

Il filmato diffuso online, che secondo quanto riferito dal Times of Israel sembrerebbe riprendere proprio l’istante in cui l’ordigno incendiario viene fatto brillare contro l’edificio scolastico, ha spinto le forze dell’ordine olandesi ad accelerare le indagini, concentrandosi in particolare sulle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona che avrebbero immortalato una persona mentre metteva in atto l’attentato. Questo episodio, lungi dall’essere un caso isolato, si inserisce in una catena di eventi che nelle ultime quarantotto ore ha visto susseguirsi azioni intimidatorie e distruttive contro obiettivi sensibili del mondo ebraico: solo giovedì scorso, infatti, un’altra esplosione aveva preso di mira una sinagoga a Rotterdam, provocando un incendio e danni all’edificio, mentre nella stessa giornata di sabato le autorità olandesi hanno proceduto al fermo di quattro giovani, tre maggiorenni e un minorenne, sospettati di essere implicati nell’attacco alla capitale e forse anche in quello alla città portuale.

La sindaca Halsema, nel commentare l’accaduto, ha sottolineato come i cittadini ebrei di Amsterdam vivano ormai con «paura e rabbia» il dilagare di un fenomeno che appare in crescita esponenziale, un sentimento condiviso dalla collega di Rotterdam Carola Schouten che aveva già parlato di una «grande ansia» diffusa nella propria comunità. La risposta politica, a livello nazionale, non si è fatta attendere: il ministro della Giustizia e della Sicurezza, David van Weel, ha condannato con fermezza quanto accaduto, definendolo un attacco vile consumatosi per la seconda notte consecutiva ai danni di un edificio ebraico, mentre il primo ministro Rob Jetten ha incontrato i rappresentanti della comunità locale per garantire loro la massima attenzione da parte dello Stato, ribadendo che «l’antisemitismo non ha posto nei Paesi Bassi». Nonostante queste rassicurazioni, il governo israeliano ha espresso una dura critica attraverso il proprio ministero degli Esteri, parlando apertamente di una vera e propria «epidemia di antisemitismo» che starebbe imperversando nel paese, un’accusa che ha immediatamente sollevato una controreplica olandese volta a respingere l’espressione e a ribadire l’impegno profuso nella tutela della sicurezza.

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