Djokovic: "Sinner e Alcaraz? I miei più grandi rivali saranno sempre Federer e Nadal"
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Redazione Sport
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L'attesa per la semifinale degli Australian Open, che vedrà Novak Djokovic affrontare Jannik Sinner, è ormai alle stelle, alimentata da un quarto di finale dal finale drammatico. Il serbo, infatti, ha avuto accesso al penultimo atto del torneo dopo il ritiro di Lorenzo Musetti, il quale, dopo aver dominato i primi due set, è stato costretto a cedere per un problema alla coscia destra nel corso del terzo parziale. Un epilogo amaro, quello del toscano, che Djokovic stesso ha definito frutto di una fortuna inattesa, pur riconoscendo le difficoltà incontrate sul campo. La sua marcia, tuttavia, prosegue verso uno degli appuntamenti più complessi, come lui stesso ammette, di questa edizione del torneo.
La rivalità e il termine che non piace
Proprio in vista dello scontro con Sinner, in conferenza stampa è tornato il confronto generazionale tra il campione serbo e i nuovi astri del tennis mondiale, il cui ascendente diventa sempre più minaccioso. Una comparazione che, però, Djokovic ha voluto immediatamente ridimensionare, rispondendo a una domanda che utilizzava il termine "caccia" per descrivere il suo attuale rapporto con l'azzurro e con Carlos Alcaraz. L'espressione, giudicata irrispettosa, ha provocato la reazione stizzita del numero uno del mondo, il quale ha sottolineato come non si tratti affatto di un inseguimento, ma di una competizione alla quale si approda dopo aver dominato il circuito per un periodo lunghissimo, che supera il decennio. "Io inseguo Sinner e Alcaraz? Ho dominato per 15 anni…", ha ribadito, tagliando corto.
Un paragone che non regge
La sua posizione, del resto, è netta e lascia poco spazio a interpretazioni: l'epica rivalità che ha caratterizzato la sua ascesa e quella dei due altri membri del "Big Three" rimane un capitolo a sé stante, difficilmente eguagliabile. "I miei più grandi rivali saranno sempre Federer e Nadal", ha dichiarato, ponendo una chiara linea di demarcazione tra il passato e il presente. Quel confronto triangolare, durato anni e costellato di incontri storici, rappresenta per lui il picco massimo della competizione sportiva, un riferimento assoluto che nessuno, al momento, può pensare di eguagliare. Una presa di posizione che, al di là della stima verso i giovani avversari, rivela la consapevolezza di aver scritto pagine di storia con altri protagonisti.
La sfida imminente e i retroscena
Ora, l'attenzione si sposta completamente sul match con Sinner, la cui preparazione avviene in un clima reso più teso anche da altri episodi di cronaca. Senza scendere in dettagli superflui, si registrano frizioni con figure di spicco dell'ambiente, come l'alterco verbale con un ex campione che ha osato offrire consigli non richiesti, prontamente respinti con fermezza. Questi elementi, uniti alla pressione della semifinale in uno Slam, disegnano il contesto di una prova che per Djokovic ha molteplici sfaccettature. Da un lato, c'è la necessità di superare un avversario giovane e in forma splendida; dall'altro, la volontà di dimostrare che la gerarchia, nonostante tutto, non è ancora mutata. La partita, per sua stessa definizione, si giocherà anche e soprattutto nella sua testa, contro quelle parti di sé che ogni campione impara a conoscere e a governare negli snodi decisivi della carriera.




