Gloria Steinem muore a 92 anni, addio all’icona del femminismo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Gloria Steinem è morta a 92 anni nella sua abitazione di New York, lasciando una storia pubblica legata in modo profondo al femminismo statunitense e internazionale. Giornalista, scrittrice e attivista, era considerata una delle figure simbolo del movimento femminista contemporaneo e una delle personalità che più hanno contribuito a trasformare il dibattito sui diritti delle donne negli Stati Uniti. La scomparsa è avvenuta mercoledì 2 settembre e la notizia è stata comunicata attraverso i suoi canali social ufficiali, oltre a essere confermata dalla famiglia e dai canali ufficiali della sua fondazione. Il suo nome resta associato soprattutto al movimento femminista americano degli anni Sessanta e Settanta, del quale era diventata uno dei volti più riconoscibili.

Gloria Steinem e le battaglie che hanno segnato il suo impegno

Nel corso della sua attività Gloria Steinem ha affrontato numerose battaglie sociali e politiche, intervenendo su temi che andavano ben oltre il solo dibattito sulla parità tra uomini e donne. Tra le cause che l’hanno vista in prima fila figurano la violenza domestica, le mutilazioni genitali femminili e l’industria pornografica, questioni sulle quali ha portato avanti il proprio impegno con continuità. La sua attività si è estesa anche alla contestazione delle guerre del Vietnam e del Golfo, confermando una presenza pubblica costruita su più fronti. Giornalismo, scrittura e attivismo si sono così intrecciati in una carriera che l’ha resa una voce nota anche fuori dagli Stati Uniti e una figura di riferimento nel confronto internazionale sui diritti delle donne.

Steinem ha inoltre sostenuto il Black Lives Matter, la riunificazione della Corea e i diritti LGBTQ, ampliando nel tempo il campo delle cause alle quali ha legato il proprio nome. La sua produzione comprende anche nove libri, un’attività editoriale che si è affiancata al lavoro giornalistico e all’impegno pubblico. Il suo percorso è stato segnato da battaglie e controversie, ma anche da una lunga esposizione sui temi che considerava centrali nel confronto sui diritti e sulle libertà. La definizione di icona del femminismo mondiale riflette proprio questa capacità di attraversare decenni diversi mantenendo un ruolo riconoscibile nel dibattito, tanto negli Stati Uniti quanto a livello internazionale.

Dalla guerra nel Golfo ai costi che pesano su famiglie e imprese

La notizia della morte di Gloria Steinem arriva in un contesto segnato anche dalle conseguenze economiche della crisi nel Golfo. I prezzi di benzina e gas hanno raggiunto i massimi da mesi, contribuendo a spingere l’inflazione e ad appesantire i conti di famiglie e imprese. Dopo sei mesi di conflitto, il costo della guerra viene descritto come pesante sia per l’Europa sia per gli Stati Uniti, tra miliardi persi e spese militari in crescita. Gli effetti non restano quindi confinati al fronte, ma si riflettono direttamente sui prezzi dell’energia e sui bilanci, mostrando come il conflitto produca conseguenze economiche che si sommano ai danni considerati da molti intollerabili e irreparabili.

Il tema dei costi e dei bottini della guerra si intreccia così, nello stesso racconto, con il ricordo di una figura che proprio contro le guerre aveva preso posizione in più momenti della propria vita pubblica. Steinem aveva infatti incluso tra le sue cause anche l’opposizione alla guerra del Vietnam e a quella del Golfo, accanto alle battaglie contro la violenza domestica e le mutilazioni genitali femminili. La sua morte a 92 anni riporta al centro una biografia costruita attraverso giornalismo, libri e attivismo, mentre la nuova crisi nel Golfo rende nuovamente visibili gli effetti economici di un conflitto che pesa su Europa e Stati Uniti attraverso inflazione, rincari energetici, perdite economiche e maggiori costi militari.

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