La preside, viaggio nei luoghi della serie Rai ispirata al coraggio di Eugenia Carfora

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Un racconto di quotidiano eroismo, quello di una dirigente scolastica che da anni opera in un territorio difficile, attraversa le location simboliche della nuova fiction Rai, in onda da lunedì 12 gennaio 2026 in quattro prime serate. La serie, intitolata semplicemente “La Preside” e interpretata da Luisa Ranieri, attinge alla vicenda reale di Eugenia Carfora, la donna che guida l’Istituto Superiore “Francesco Morano” a Caivano, divenuta nota al grande pubblico come “la preside coraggio” del Parco Verde. La narrazione, affidata alla regia di Luca Miniero e presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma lo scorso anno, si sviluppa per episodi autonomi ma legati da un filo conduttore, esplorando – attraverso le riprese a Napoli, Roma e Ostia – l’idea che la scuola possa rappresentare un’ancora di salvezza.

Il nucleo reale di una storia di frontiera

La fiction, è bene precisarlo, non ambisce a configurarsi come un docu-drama fedele in ogni dettaglio, ma piuttosto prende un nucleo reale – la figura di Carfora – e lo trasforma in un racconto popolare, con le inevitabili semplificazioni narrative del mezzo. La dirigente, originaria di San Felice a Cancello, opera da quasi vent’anni in un contesto scolastico che ha fatto spesso notizia per episodi di cronaca, alcuni dei quali particolarmente gravi e culminati, nell’agosto del 2023, con la convocazione di un Comitato straordinario per la sicurezza proprio presso la sua scuola, alla presenza del presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La serie, tuttavia, non si sofferma sugli aspetti espliciti di tali fatti, scegliendo piuttosto di concentrarsi sulla risposta educativa e sulla sfida quotidiana di chi, in quelle aule, ci vive e lavora.

Dalla realtà alla finzione: le regole del racconto

Il passaggio dalla cronaca alla narrazione televisiva implica, com’è ovvio, una trasposizione. “La Preside” si ispira liberamente alla storia vera, costruendo attorno al personaggio interpretato da Ranieri una trama che ne evoca lo spirito e la missione senza pretendere di esserne una riproduzione puntuale. Ne risulta un prodotto che, pur muovendosi sul terreno delicato della “scuola di frontiera”, adotta il linguaggio e le dinamiche della fiction di largo consumo, puntando a emozionare e a far riflettere un pubblico ampio. La scelta di articolare la storia in quattro puntate autoconclusive ma connesse permette di affrontare sfumature diverse di uno stesso tema centrale, quello del riscatto possibile attraverso l’istruzione.

Il viaggio nelle location e il valore simbolico

Le riprese, che hanno toccato diverse città italiane, non servono solo a ricreare l’ambiente originario, ma assumono un valore simbolico autonomo. Napoli, con la sua carica vitale e le sue contraddizioni, Roma, centro del potere istituzionale, e Ostia, con la sua periferia marinara, diventano tappe di un ideale percorso geografico e sociale. Questo viaggio per immagini, unito alla passione per la scrittura e alla fotografia che caratterizza il lavoro della produzione, contribuisce a costruire un affresco più ampio, in cui la specifica vicenda di Caivano dialoga con un paesaggio nazionale. La serie, in definitiva, pur partendo da un nome e da un luogo precisi, racconta una possibilità che riguarda molti: quella di un’educazione che non si arrende.

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