Bologna, l'orgoglio di Italiano e il caso rigore dopo il passo falso di Orsolini

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Duemila cuori rossoblù, senza la necessità di striscioni vistosi se non per un commosso saluto a un amico scomparso, hanno palpato di una felicità che, sebbene contenuta, tradiva la consapevolezza di appartenere a qualcosa di solido e inarrestabile. Una gioia che, al triplice fischio dell'arbitro, ha contagiato anche il presidente Joey Saputo, il quale ha abbracciato con trasporto il suo tecnico, Vincenzo Italiano, sul prato del Bluenergy Stadium, in una scena che racchiudeva tutta la soddisfazione per un progetto che sta dando frutti oltre le più rosee aspettative. Quella costruita, non da un uomo solo ma da un collettivo ben orchestrato, è un'impresa che ha ormai perso ogni connotazione di miracolosa per assumere i tratti di una splendida e concreta realtà di vertice del campionato. La vittoria per 3-0 in casa dell'Udinese, un successo netto e di quelli che lasciano il segno, ha proiettato la squadra, seppur per poche ore, in vetta alla classifica, regalando una fotografia di un gruppo che vola sulle ali dell'entusiasmo e di un sistema di gioco che, come pochi, riesce a esaltare le caratteristiche di tutti i suoi interpreti.

La partita e il dominio di gioco

Quella di Udine, come ammesso dallo stesso Italiano, era un'appuntamento temuto, non tanto per le innate difficoltà del campo friulano, quanto per il calcio diverso e più palleggiato proposto quest'anno dalla squadra locale, la quale poteva contare su individualità di pregio. Tuttavia, il Bologna ha saputo applicare una regia pressante e intelligente, riuscendo a neutralizzare le minacce avversarie con una precisione quasi chirurgica: un Heggem in stato di grazia ha annullato le finte di Zaniolo, mentre un Pobega, attentissimo in fase di interdizione, è riuscito a limitare gli spazi di Ekkelenkamp, dimostrandosi al contempo eccezionale nell'innescare le ripartenze. Qualche incertezza in più si è registrata nel contenimento di Atta, giudicato un calciatore di talento destinato a platee più importanti, ma la coppia di centrocampo Moro-De Silvestri è comunque riuscita a limitare i danni, preservando la porta inviolata.

Il nodo rigore dopo l'errore di Orsolini

In un quadro di gioco così positivo, l'unica ombra è stata il rigore sbagliato da Riccardo Orsolini, un episodio che riapre la questione sulla gerarchia dal dischetto all'interno della squadra. Quello fallito contro i friulani rappresenta il secondo errore in carriera dell'esterno d'attacco con la maglia rossoblù, dopo quello analogo commesso due anni fa contro il Cagliari; a questi, se si vogliono considerare anche le esperienze in Primavera, se ne aggiunge un altro risalente al 2016, quando il calciatore militava nelle giovanili dell'Ascoli. Sebbene l'episodio non abbia inficiato il risultato finale, getta un'ombra di dubbio su chi, in futuro, dovrà farsi carico della responsabilità di trasformare i calci di rigore, introducendo un elemento di riflessione tecnica per la guida tecnica in un reparto che, fino a quel momento, sembrava avere pochi punti interrogativi.

Una squadra che guarda avanti

La reazione della squadra all'errore dal dischetto, continuando a perseguire con determinazione il proprio gioco fino al trionfo finale, è la prova più evidente di uno spirito ormai consolidato. Le parole di Bernardeschi, il quale ha definito il gruppo "fantastico", si inseriscono in un coro di elogi che, però, non distoglie l'attenzione dal lavoro quotidiano. L'orgoglio di Italiano, che ha dedicato il successo alla società e ai tifosi, traspare da una costruzione del gioco che fa della collettività la sua arma migliore, dimostrando come i singoli episodi, persino quelli negativi, vengano assorbiti da un meccanismo che ormai funziona con una propria e ben oliata autonomia.

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