Paolini e Sabalenka: «Sul montepremi degli slam siamo pronti al boicottaggio»
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Redazione Sport
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Il malcontento che serpeggia tra i professionisti della racchetta, alimentato da una disparità ormai cronica tra gli introiti dei tornei e quanto effettivamente finisce nelle tasche dei giocatori, ha trovato nelle parole di Jasmine Paolini e Aryna Sabalenka una delle sue espressioni più concrete. La tennista toscana, reduce dal trionfo agli Internazionali BNL d’Italia dello scorso anno dove si impose sia in singolare che in doppio con Sara Errani, ha dichiarato senza troppi giri di parole che l’opzione di disertare uno dei major – il Roland Garros in primis – è «una strada praticabile». «Se siamo tutti d’accordo – ha spiegato Paolini – e lo siamo, il boicottaggio potrebbe essere una cosa che si può fare». Una dichiarazione che non arriva isolata, ma che si innesta in un fronte compatto di atlete e atleti pronti a varcare la linea rossa della protesta organizzata.
La crepa nel sistema dei major: il 15% che non basta più
La scintilla che ha acceso il dibattito, nelle scorse ore, è stata la comunicazione ufficiale del montepremi del Roland Garros 2026: 61,723 milioni di euro, con un incremento del 9,53% rispetto all’edizione del 2025. Un aumento, quest’ultimo, che a un primo sguardo potrebbe apparire significativo, ma che si scontra con una realtà finanziaria ben più ampia. Secondo le stime diffuse dagli stessi organizzatori, la cifra destinata ai partecipanti rappresenta appena il 15% delle entrate complessive previste per il torneo parigino. Una percentuale, questa, ritenuta largamente insufficiente da una ventina di top player di Atp e Wta – tra cui figurano, stando a quanto riportato dal Guardian, Jannik Sinner, Novak Djokovic, Aryna Sabalenka e Coco Gauff – che hanno già formalizzato le loro rimostranze.
Sabalenka: «Lo spettacolo dipende da noi, senza i giocatori non c’è torneo»
Sulla stessa lunghezza d’onda si è sintonizzata Aryna Sabalenka, numero uno del tabellone femminile, che ha scelto un approccio più diretto e per certi versi minaccioso: «Senza di noi non c’è spettacolo». La tennista bielorussa, tornata più volte sulla questione del prize money degli slam, ha sottolineato come l’intero apparato mediatico e commerciale del tennis mondiale ruoti attorno alle prestazioni di chi scende in campo. Un’evidenza che, nelle sue parole, diventa un argomento negoziale preciso: se gli organizzatori non riconoscono ai giocatori una fetta più equa degli incassi (che comprendono diritti televisivi, sponsorizzazioni e biglietteria), allora lo strumento della protesta attiva – il boicottaggio – diventa non solo ipotetico, ma concretamente percorribile. La bielorussa non ha fornito dettagli su tempistiche o modalità, ma ha lasciato intendere che il fronte dei dissidenti è ampio e determinato.
Tutele sanitarie e fondi pensionistici: il nodo che allarga la protesta
La questione del montepremi, per quanto centrale, non è l’unica a tenere banco nelle riunioni informali tra i giocatori che in questi giorni si stanno ritrovando al Foro Italico in vista degli Internazionali. Secondo quanto emerso dalla documentazione visionata dal Guardian, il gruppo di atlete e atleti che ha presentato richieste formali ai vertici del tennis mondiale ha messo sul tavolo anche altre due istanze di peso. La prima riguarda maggiori tutele sul fronte sanitario: un tema ricorrente in uno sport usurante come il tennis professionistico, dove i calendari sempre più fitti lasciano poco spazio al recupero fisico. La seconda, non meno rilevante, tocca la previdenza: i giocatori chiedono l’istituzione o il rafforzamento di fondi pensionistici che garantiscano una stabilità economica una volta terminata la carriera, spesso breve e ad alto rischio infortuni. Anche su questi punti, il fronte comune tra le stelle del circuito maschile e femminile appare solido.




