Sabalenka, i diamanti e la protesta per i premi: «Non sono un’ipocrita»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Aryna Sabalenka, numero uno del mondo, ha liquidato con una certa insofferenza le critiche piovutele addosso dopo il debutto vincente al Roland Garros. La bielorussa, che aveva sovrastato Jessica Bouzas Maneiro in due set, si è presentata in conferenza stampa con indosso alcuni gioielli – due collane e un paio di orecchini tempestati di diamanti e granati – il cui valore, stando a quanto emerso, supera di gran lunga la cifra messa in palio per le tenniste eliminate al primo turno.

Una circostanza, quest'ultima, che ha sollevato un immediato polverone mediatico, considerato il ruolo attivo che Sabalenka ha ricoperto nelle ultime settimane a capo della protesta contro la distribuzione dei ricavi degli Slam.

La difesa della numero uno

Quando un giornalista le ha fatto notare l'evidente discrepanza tra la battaglia per un montepremi più equo – portata avanti anche attraverso la minaccia di un boicottaggio – e l'esibizione di beni di lusso dal costo pari a quello incassato dalla sua avversaria (circa 87mila euro per Bouzas Maneiro contro i 100mila dollari dei gioielli), la tennista ha respinto l'accusa di ipocrisia con una certa fermezza.

«Non capisco come si possano confondere due mondi così diversi», ha replicato la campionessa, sottolineando come la sua lotta non sia affatto finalizzata ad arricchire ulteriormente i big del circuito, bensì a tutelare le tenniste di rango inferiore. Sabalenka, che nella scorsa stagione ha incassato cifre record, ha voluto precisare che la sua è una battaglia di principio per garantire una sopravvivenza dignitosa a chi, fuori dalle top ten, fatica a coprire le spese di trasferta e coaching.

Il contesto della protesta

La tensione tra i giocatori e gli organizzatori dei Major, del resto, non è certo una novità di queste ore. Già nei giorni precedenti l'inizio del torneo parigino, i big del tennis avevano accorciato simbolicamente i propri impegni mediatici per segnalare il malcontento, e Sabalenka era stata tra le voci più critiche, arrivando a ipotizzare scenari di boicottaggio qualora non fossero state ascoltate le richieste di una redistribuzione più equa degli utili.

L'attuale modello di business del Roland Garros, che dovrebbe destinare ai tennisti una quota dei ricavi ben al di sotto del 20% (a fronte di una forbice che nei tornei ATP e WTA si aggira sul 22%), è stato infatti definito dalla stessa bielorussa come una formula che rischia di uccidere lo spettacolo. «Senza di noi non c'è torneo», aveva dichiarato nei giorni scorsi, ribadendo che il valore economico dell'evento è generato esclusivamente dalle prestazioni degli atleti in campo.

Identità e contraddizioni del circuito

Sabalenka, tuttavia, non ha voluto nemmeno rinunciare al suo lato glamour, quello che la porta a considerare la moda e l'aspetto estetico come parte integrante della sua performance atletica. «Se mi sento bella, gioco meglio», ha spiegato quasi a voler giustificare la scelta di indossare quei preziosi, realizzati su misura per abbinarsi al suo completo rosso e nero. La bielorussa ha anche scherzato sulla sicurezza, affermando di non temere furti grazie alla presenza del suo fidanzato e del suo fisioterapista, abile nelle arti marziali.

L'episodio, al di là della semplice risposta in conferenza stampa, fotografa perfettamente la doppia natura di un tennis moderno che da un lato chiede a gran voce un welfare per i meno abbienti e un aumento dei prize money, e dall'altro celebra l'opulenza delle sue star, le quali, forse inconsapevolmente, alimentano un sistema di disparità proprio mentre affermano di volerlo smantellare.

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