Ferrari, la sf-25 e il peso di un’attesa che diventa pressione
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Redazione Sport
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La pole position conquistata da Charles Leclerc nel Gran Premio d’Ungheria aveva acceso l’entusiasmo, facendo credere che la Ferrari potesse finalmente interrompere il digiuno di vittorie con la SF-25. Un successo che avrebbe coronato anche il rinnovo contrattuale di Fred Vasseur, confermando il lavoro di un team che, pur consolidando il secondo posto tra i Costruttori, non riesce a trasformare le potenzialità in trionfi. Ma l’illusione è durata poco.
Quella che sembrava una gara sotto controllo si è trasformata in un enigma, con Leclerc costretto a un rallentamento progressivo negli ultimi trenta giri, mentre la McLaren di Lando Norris lo superava senza opposizione. Le spiegazioni ufficiali parlano di un problema alle gomme, ma in paddock circolano ipotesi contrastanti, alcune delle quali mettono in dubbio le scelte tecniche della squadra. Quel che è certo è che, al di là delle versioni, la macchina ha mostrato una fragilità che non lascia spazio a giustificazioni.
Leclerc, più che deluso, ha lasciato trasparire rabbia. Non è la prima volta che un guasto tecnico – o una decisione discutibile – gli sottrae una vittoria a portata di mano. E se è vero che in Formula 1 la sfortuna non esiste, resta il fatto che la Ferrari continua a ripetere errori già visti, nonostante i cambiamenti nell’organizzazione. Il monegasco, domani ai test Pirelli, avrà modo di analizzare i dati, ma il nodo cruciale rimane l’affidabilità di una vettura che, in certe condizioni, diventa «inguidabile», come hanno riferito fonti vicine al pilota.




