Zanzare a ottobre, perché ce ne sono ancora così tante: non è solo colpa del caldo

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Chi ha trascorso qualche minuto su un balcone nelle sere degli ultimi giorni se ne sarà accorto senza troppa difficoltà: le zanzare, a ottobre, continuano a farsi sentire. Quello che una volta veniva archiviato come flagello estivo si protrae ormai ben oltre la fine di settembre, e non si tratta di una semplice impressione. Le temperature miti, le città che trattengono calore e piccoli ristagni d'acqua domestici stanno creando le condizioni ideali perché la zanzara tigre, la temuta Aedes albopictus, resti attiva anche in autunno inoltrato.

Un avvio d'autunno da record termico

Il punto di partenza per capire cosa sta succedendo va cercato nei dati meteorologici delle ultime settimane. Nella notte tra il 30 settembre e il primo ottobre sono stati registrati 19,6 gradi: si tratta del secondo valore più alto per una notte autunnale dall'inizio della serie storica, che parte dal 1753. Non è un dettaglio trascurabile, perché temperature di questo tipo permettono alle zanzare di proseguire il proprio ciclo biologico, favorendo la schiusa delle uova e la riproduzione.

Nelle ore più calde della giornata, con valori che hanno sfiorato i 29-30 gradi in diverse zone della Penisola, il ciclo di sviluppo da uovo ad adulto può completarsi in poco più di una settimana.

La zanzara tigre è una specie stanziale

C'è poi una questione biologica che riguarda specificamente la Aedes albopictus. «Se venite morsi dalla zanzara tigre in casa vostra, significa che l'avete allevata voi», spiega Igor Boni, responsabile delle aree Territorio e Ambiente dell'Ipla, l'Istituto piemontese per le piante da legno e l'ambiente, che si occupa anche di disinfestazioni. «Sono insetti molto stanziali, nella loro vita percorrono poche decine di metri. Sono quindi nati e cresciuti nel vostro appartamento, magari nell'acqua contenuta in un annaffiatoio, in un sottovaso, in un bicchiere dimenticato sul balcone. In una bottiglia da un litro e mezzo possono trovarsi migliaia di larve». Basta quindi pochissima acqua, anche solo quella rimasta in un sottovaso, perché la specie trovi ciò che le serve per riprodursi. E il calore trattenuto da muri, asfalto e terrazzi crea microclimi che nelle ore serali restano più miti rispetto alle campagne circostanti.

Non è solo questione di termometro

La durata della stagione delle zanzare dipende da una combinazione di fattori, non solo dalla temperatura dell'aria. L'Istituto Superiore di Sanità individua quattro elementi chiave: temperatura, ore di luce quotidiane, disponibilità d'acqua e vegetazione. Con l'accorciarsi delle giornate, la zanzara tigre percepisce il cambiamento e modifica il proprio ciclo riproduttivo, producendo uova destinate alla diapausa, una fase di quiescenza che permette loro di superare i mesi freddi. Questo meccanismo si attiva quando la durata del giorno scende sotto le 13-14 ore.

Le uova deposte tra la fine dell'estate e l'autunno possono restare vitali per mesi e riprendere lo sviluppo quando tornano acqua e temperature favorevoli: ottobre, quindi, non è soltanto il periodo in cui vediamo ancora adulti in circolazione, ma anche una fase importante per la popolazione della primavera successiva.

Cosa succede quando arriverà il freddo

La soluzione, se così si può chiamare, è legata all'abbassamento delle temperature. «L'unica soluzione è che le temperature si abbassino, che arrivino le prime gelate che uccidono le uova e bloccano il processo riproduttivo», spiega ancora Boni. Il meteorologo Andrea Vuolo anticipa che i fenomeni attesi tra l'ultima decade di ottobre e la prima di novembre non arriveranno prima, e per la prossima settimana sono previste ancora notti attorno ai dieci gradi, con una contenuta diminuzione a seguito di una perturbazione attesa per metà ottobre.

Quando le minime scendono stabilmente sotto i 9 gradi, l'attività degli adulti diminuisce molto, anche se una sequenza di giornate e notti miti può mantenere le zanzare in circolazione più a lungo. L'epidemiologo Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, osserva che «con l'abbassarsi delle minime l'attività delle zanzare dovrebbe iniziare a diminuire, anche se il periodo caldo tende sempre più ad allungarsi».

Il quadro sanitario e le contromisure

La presenza prolungata degli insetti ha anche una dimensione sanitaria che non va trascurata. La zanzara tigre può essere vettore di malattie come Dengue, Chikungunya e virus Zika, mentre la zanzara comune del genere Culex può trasmettere il virus del West Nile. In Piemonte, nel 2026 sono stati registrati oltre 200 casi di febbre del Nilo, a fronte di una media abituale compresa tra 60 e 70.

Sul fronte della prevenzione, i comportamenti quotidiani restano lo strumento più diretto: eliminare l'acqua stagnante da sottovasi, secchi, annaffiatoi e caditoie riduce i luoghi in cui le larve possono svilupparsi. Nei programmi di contrasto vengono utilizzati anche prodotti larvicidi e, in alcune aree, strumenti come i droni per raggiungere zone difficilmente accessibili. In Piemonte, circa 220 Comuni su 1.200 partecipano ai programmi realizzati con il supporto dell'Ipla, con risorse complessivamente cofinanziate che ammontano a 2,5 milioni di euro.

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