Spalletti striglia la Juventus: “Una partita così non può finire 1-0. Vlahovic? Servono più facce così”
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Redazione Sport
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LECCE – La vittoria c’è, e pure pesante in ottica Champions, ma a Luciano Spalletti non basta. Non certo perché il tecnico bianconero sia refrattario alla gioia, ma perché l’occhio allenato dall’esperienza – e dalla sua personale concezione del calcio d’alta quota – riesce a scorgere crepe strutturali laddove il tifoso comune vede solo il risultato stretto. Il successo per 1-0 maturato al Via del Mare, firmato da un fulmineo Dusan Vlahovic, porta la Juventus a quota 68 punti, agganciando di fatto il terzo posto in solitaria in attesa degli sviluppi del turno domenicale. Tuttavia, l’ex tecnico del Napoli ha voluto subito chiarire un aspetto cruciale del rendimento della sua squadra, avvertendo che certi lussi non possono essere concessi a livelli così elevati. “Come altre volte – ha spiegato ai microfoni di DAZN e Sky – passiamo da momenti di dominio assoluto della partita a momenti di down improvviso. Si gioca per levarcela dai piedi invece di creare superiorità, e su due scelte giuste che abbiamo per attaccare, spesso tiriamo fuori la terza scelta, quella sbagliata, che alla fine ci penalizza”.
L’allarme blackout: la gestione del vantaggio
Non è la prima volta che Spalletti alza il tono sulla gestione dell’inerzia, e ieri sera ha parlato chiaro di “copia-incolla” di errori già visti in passato. Nel dettaglio, l’allenatore sottolinea come la squadra manifesti una sorta di doppia personalità: capace di esprimere un calcio dominante per ampie porzioni di gioco, ma altrettanto incline a cali di tensione improvvisi dove “perdi i tuoi connotati”, con passaggi incredibilmente errati per il livello tecnico a disposizione. Quella che per molti potrebbe sembrare un’inezia – un semplice rilassamento psicologico – per Spalletti è invece un’emergenza tattica. “Una partita come quella di stasera non può finire 1-0 – ha ribadito –. Se fai le cose superficiali, ti subentra il timore e la rimetti in bilico da sola. Poi dobbiamo correre a riprenderla per i capelli”. L’analisi del tecnico è quasi una lezione di metodologia: l’errore sistemico non sta nell’occasione mancata, ma nella scelta dell’opzione peggiore quando ce ne sono di migliori a disposizione. E per vincere davvero, serve quella “cazzimma” che a tratti è mancata, quella capacità di non accontentarsi del vantaggio minimo ma di andare a chiudere il discorso senza attendere gli ultimi secondi del recupero.
Elogi a Vlahovic: il terminale fisico che è mancato come il pane
Se c’è un’autentica nota di merito – e, per certi versi, un esempio da esportare nelle vene del resto dello spogliatoio – questo è Dusan Vlahovic. Il centravanti serbo, reduce da un periodo complicato condito da infortuni e voci di mercato (col contratto in scadenza a giugno), ha risposto presente nel modo più categorico: gol lampo dopo appena 11 secondi, prestazione fisica impattante e quel pizzico di sana cattiveria agonistica che al tecnico piace definire “faccia da ca**o”. “La mancanza di Vlahovic l’abbiamo sofferta come il pane – ha tuonato Spalletti –. Non si può giocare a calcio senza un terminale fisico, forte, che regga i duelli e che faccia gol. Con lui è un’altra cosa”. Un endorsement pubblico che va ben oltre il semplice complimento: è una dichiarazione di dipendenza tecnica, quasi un messaggio alla dirigenza per il futuro. Il giocatore, dal canto suo, ha incassato il tutto con professionalità, rimarcando la fiducia ricevuta nei mesi bui, ma in questo frangente ciò che conta è l’analisi cruda di un allenatore che sa bene quanto un attaccante così sia vitale per scardinare le difese chiuse, soprattutto quando il resto della squadra tende ad abbassare il baricentro e a giocare di conserva.
La questione contrattuale e il futuro della rosa
Proprio l’entusiasmo per il numero 9 ha inevitabilmente virato il discorso sui margini di manovra estivi, un tema che Spalletti ha affrontato con il realismo di chi conosce i conti. Smentendo l’idea di una rivoluzione estiva totale (“Se entrate nel nostro spogliatoio, sembra che se ne debbano cambiare 25: non è possibile”), il tecnico ha fatto muro contro la narrazione della ricostruzione integrale, ricordando come la Juventus abbia “speso due o tre lire” negli ultimi mercati. John Elkann, del resto, ha ribadito il concetto di un progetto serio che non può basarsi su un turn-over selvaggio ogni sei mesi. Tuttavia, la necessità di aggiungere qualità – e soprattutto quella “cattiveria” tanto decantata – rimane prioritaria. Spalletti ha scherzato sul fatto di dover prendere un “pullman a due piani” per far entrare tutti i nomi accostati al club, ma ha serrato i ranghi: molti di quelli attuali resteranno, e dovranno maturare in fretta. Perché se da un lato il tecnico apprezza le “libertà giocose da stella lucente”, dall’altro non può più tollerare le amnesie difensive che hanno rischiato di vanificare una serata quasi perfetta. E per chiudere, la strada è segnata: non si accettano più vittorie sofferte in maniera così gratuita, quando la qualità della rosa permetterebbe ben altre dormite tranquille.




