Torino in bianco per la lezione collettiva di Roberto Bolle: duemila allievi in piazza San Carlo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La più grande lezione collettiva di danza alla sbarra mai realizzata ha trovato la sua scenografia ideale, domenica 7 giugno, nel cuore neoclassico di piazza San Carlo a Torino. L’evento, ideato e condotto dall’étoile di Casale Monferrato Roberto Bolle, ha trasformato il celebre “salotto” della città in un palcoscenico a cielo aperto dove circa duemila ballerini, di età compresa tra i 10 e i 30 anni e vestiti rigorosamente in total white, hanno eseguito una coreografia corale sotto gli occhi di migliaia di spettatori assiepati sotto i portici.
Per la prima volta l’appuntamento lascia Milano, scelta dettata dal legame profondo che unisce il ballerino alla sua regione d’origine e al Teatro Regio, tappa storica della sua formazione.
Numeri da record e un’organizzazione da maxi evento
La risposta del pubblico, va detto, ha superato ogni più ottimistica previsione: le richieste di partecipazione, giunte da scuole sparse su tutto il territorio nazionale – dalla Sicilia alla Sardegna – hanno sfiorato quota tremila, costringendo gli organizzatori a operare una selezione per motivi legati alla sicurezza e alla fruibilità degli spazi. Lo stesso Bolle, alla vigilia, aveva commentato il dato con un certo orgoglio, sottolineando come “di piazze potevamo riempirne due”.
Il ritrovo è fissato alle prime luci dell’alba, le sette del mattino, mentre la lezione vera e propria – della durata di circa un’ora – prende il via alle 9.40, seguita dalle telecamere del Centro di produzione Rai “Piero Angela” e destinata a una diffusione nazionale. Affiancano l’étoile nella conduzione Nicoletta Manni, prima ballerina del Teatro alla Scala, e la regia dell’evento si avvale del supporto di AssoDanza Italia.
La politica culturale e le critiche sindacali
Il sindaco Stefano Lo Russo, presente in piazza con la spilletta del nuovo brand cittadino “torino:”, ha accolto l’iniziativa come un’opportunità per parlare dei giovani in termini positivi, allontanandosi da quella narrazione negativa che troppo spesso li descrive come un problema. Eppure, mentre l’evento celebrava la bellezza e la disciplina della danza, una nota di forte critica è stata sollevata dai sindacati dello spettacolo (Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uil-Fpc).
Queste sigle, pur riconoscendo il valore artistico e sociale della manifestazione, hanno denunciato una contraddizione di fondo: Torino ospita la lezione più grande del mondo ma, a differenza di altre realtà, non dispone di un corpo di ballo stabile presso il Teatro Regio, costringendo da anni la programmazione del balletto ad affidarsi a compagnie esterne.
L’eredità sul tavolo: un futuro da costruire
Se l’evento – celebrato da Bolle come un inno al “lavoro, alla disciplina e al sudore” che si nascondono dietro un sipario – ha regalato emozioni e geometrie perfette in piazza, il dibattito che ne è scaturito sposta l’attenzione sulla precarietà del settore. I sindacati hanno rivolto un appello diretto al primo cittadino e alla sovrintendenza del massimo teatro cittadino, chiedendo un confronto serio per la ricostituzione di una compagnia stabile.
“Celebrare la danza per un giorno è importante”, si legge nella nota, “ma garantire una casa stabile e opportunità professionali è ancora più importante” per quei duemila giovani che non dovrebbero essere costretti ad abbandonare la propria terra per inseguire un futuro.




