Il giorno dell'Aprilia a Buriram, l'amaro in bocca di Bezzecchi dopo una caduta rovinosa

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’entusiasmo che aveva pervaso il box Aprilia alla fine delle qualifiche si è trasformato in un amaro risveppo nel caldo pomeriggio thailandese. Marco Bezzecchi, che era partito dalla pole position con la determinazione di chi vuole dettare subito legge, è scivolato rovinosamente al secondo giro della gara Sprint, dicendo addio ai primi punti stagionali. Una botta, quella rimediata dal romagnolo a Buriram, che è sembrata quasi una beffarda risposta della dea bendata: il pilota era stato il più veloce in ogni turno di prove e aveva siglato la decima pole della carriera in MotoGP, la prima del 2026, fermando il cronometro sull’1:28.652 nonostante una caduta nell'ultimo tentativo. Se quella scivolata in qualifica, come lui stesso aveva dichiarato, non gli era costata la prima posizione sul via -1, quella in gara ha invece azzerato ogni sua speranza.

La moto di Noale, infatti, aveva impressionato tutti per il suo potenziale sul tracciato thailandese, piazzando ben tre delle sue RS-GP nelle prime cinque caselle dello schieramento. Alle spalle di Bezzecchi, il campione del mondo in carica Marc Marquez, che pure accusa ancora i postumi di un infortunio alla spalla rimediato nella scorsa stagione, era riuscito a portare la sua Ducati in seconda posizione con un ritardo di appena trentacinque millesimi, dimostrando di aver recuperato notevolmente rispetto ai primi turni di prove. E poi c’era Raul Fernandez, terzo con l'Aprilia del Team Trackhouse, a conferma che la sigla di Noale aveva davvero centrato il setup ideale per l'asfalto di Buriram.

L’amarezza per la caduta di Bezzecchi, che ha sollevato un polverone arancione nel momento clou del suo weekend, si è aggiunta a una serie di segnali contrastanti provenienti dal resto del gruppo. Se Jorge Martin, l'altro pilota del team ufficiale Aprilia e campione del mondo 2024, era riuscito a piazzarsi quinto, a testimonianza di un recupero importante dopo l'ultima stagione da convalescente, dall’altra parte del box Ducati c'era un Francesco Bagnaia in evidente difficoltà. Il piemontese, costretto a passare dalla Q1, non è mai riuscito a trovare il ritmo giusto con la sua GP26, chiudendo le qualifiche in tredicesima posizione e dovendo così assistere alla rinascita del suo nuovo compagno di squadra, Marc Marquez, senza poter opporre resistenza.

La rimonta di Marquez e il passo delle Ducati

Lo spagnolo della Ducati, partito in prima fila, ha così ereditato la testa della corsa, lanciandosi in un inseguimento solitario verso la prima vittoria dell'anno, mentre la scia di Bezzecchi, il suo unico antagonista dichiarato, si spegneva nella via di fuga. L'impressione, guardando i tempi, è che senza quell'errore l'azzurro avrebbe potuto dare filo da torcere al numero 93, considerando il grande feeling mostrato con la sua RS-GP per tutto il fine settimana. Alle loro spalle, la bagarre è proseguita con Raul Fernandez, che ha difeso con i denti la terza posizione dalle Ducati di Fabio Di Giannantonio e di Martin, in una gara Sprint che, nonostante la durata ridotta di tredici giri, ha già disegnato una prima gerarchia tutt'altro che scontata. Il passo mostrato dalle Aprilia nelle libere non era un fuoco di paglia, ma la fragilità di una caduta in gara rischia di pesare più del giro secco in qualifica, gettando un'ombra su quello che poteva essere un debutto da sogno per la casa veneta.

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