Final Fantasy 7 Revelation, Hamaguchi: "Niente open world faticoso, ma i minigiochi restano"

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il futuro di Final Fantasy VII Revelation, terzo e atteso capitolo della trilogia remake dedicata al capolavoro Square del 1997, si sta delineando attraverso le dichiarazioni del game director Naoki Hamaguchi, il quale ha recentemente concesso alcune interviste a testate internazionali come Eurogamer e Game Informer.

Tra le questioni affrontate, emergono non solo le scelte progettuali legate alla struttura del mondo di gioco e alla presenza dei celebri minigiochi, ma anche una riflessione più ampia sul possibile formato di distribuzione fisica del titolo, un tema che tocca da vicino le dinamiche attuali dell'industria videoludica.

L'addio al fisico? I costi e i limiti tecnici spingono verso il digitale

Naoki Hamaguchi ha apertamente considerato l'ipotesi che Final Fantasy VII Revelation potrebbe non vedere mai la luce in formato fisico, un'eventualità che, se confermata, segnerebbe un punto di svolta per la serie.

Questa possibilità, emersa nel corso dei colloqui con la stampa, è motivata da un insieme di fattori che vanno ben oltre la semplice volontà dell'azienda: da un lato, i limiti tecnici legati alla capacità dei supporti ottici attuali, che faticano a contenere le dimensioni mastodontiche dei progetti moderni; dall'altro, i costi di produzione e distribuzione sempre più elevati, che spingono Square Enix a guardare con crescente interesse verso il mercato digitale, ormai predominante.

La transizione verso il download, già evidente nel settore, rappresenta una scelta quasi obbligata per contenuti di tale portata, e le parole di Hamaguchi non fanno che confermare una tendenza che potrebbe presto diventare la norma, anche per i colossi nipponici.

Ripensare l'open world: la "fatica" come lezione da Rebirth

Uno dei punti cardine delle dichiarazioni rilasciate a Eurogamer riguarda la struttura del mondo aperto e la volontà di non ripetere gli errori percepiti dai giocatori in Final Fantasy VII Rebirth. Hamaguchi ha riconosciuto con onestà che una fetta del pubblico ha sperimentato un senso di "fatica da open world", una condizione che si verifica quando la mappa di gioco, per quanto vasta e dettagliata, finisce per sovraccaricare l'utente con un'eccessiva mole di attività secondarie e punti di interesse.

L'obiettivo dichiarato per Revelation, pertanto, è quello di affinare la proposta, dosando i contenuti in modo più equilibrato e mirato, senza rinunciare alla profondità esplorativa che contraddistingue il franchise ma evitando quella dispersività che, in alcuni frangenti, ha appesantito l'esperienza del capitolo precedente.

Il cambiamento epocale tra Remake e Rebirth, sotto il profilo della mappa e del combat system, ha insegnato molto al team di sviluppo, e le nuove informazioni sull'open world di Revelation lasciano intendere un approccio più maturo e consapevole, capace di valorizzare la narrazione senza sacrificare la libertà d'azione.

Minigiochi: un'eredità irrinunciabile, ma con un nuovo approccio

Nonostante la volontà di ridimensionare la mole di contenuti opzionali legati all'esplorazione, Hamaguchi è stato categorico su un altro punto: i minigiochi continueranno a rappresentare un pilastro fondamentale dell'esperienza di Final Fantasy VII Revelation. In un'intervista con Game Informer, il director ha spiegato che sarebbe impensabile realizzare un remake fedele dell'originale senza includere questa tipologia di attività, che da sempre definisce l'identità del gioco.

Tuttavia, anche in questo caso, il feedback ricevuto da Rebirth ha spinto il team a rivedere l'approccio: l'obiettivo non è più quello di proporre una quantità sterminata di sfide, bensì di curarne la qualità e l'integrazione con il flusso di gioco principale. La sfida, insomma, è quella di preservare quel senso di varietà e leggerezza che i minigiochi hanno sempre portato, ma inserendoli in una struttura narrativa più coesa e meno frammentata, per evitare che l'utente si senta costretto a completare tutto per non perdere contenuti essenziali.

Un futuro tra tradizione e innovazione tecnologica

Le dichiarazioni di Naoki Hamaguchi dipingono il ritratto di un progetto in bilico tra la fedeltà a un'eredità storica e le esigenze di un mercato in continua evoluzione. Da un lato, la rinuncia al supporto fisico rappresenterebbe un distacco netto dalla tradizione, ma risponderebbe a esigenze logistiche e di mercato ormai improcrastinabili; dall'altro, la revisione della struttura open world e dei minigiochi dimostra una volontà di ascolto attivo nei confronti della base di giocatori, un tentativo di affinare la formula senza snaturarla.

La terza parte della trilogia, che porterà a compimento la rivisitazione della storia di Cloud e dei suoi compagni, si presenta quindi come un crocevia cruciale: dovrà coniugare l'ambizione tecnica con una fruizione più snella e gratificante, cercando di evitare quegli eccessi che, per quanto ben accolti in termini di quantità, rischiano di minare la percezione complessiva dell'avventura.

Le scelte future di Square Enix, a cominciare da quella sul formato, saranno osservate con grande attenzione da un pubblico che, tra nostalgia e voglia di novità, attende il gran finale di questa operazione senza precedenti.

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