Parma, il branco di “maranza” accerchia e picchia due prof: indagini e polemiche dopo il video virale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ombra lunga della violenza adolescenziale si è allungata ancora una volta fino a lambire i cancelli di una scuola, trasformando un parco pubblico in un teatro di paura. A Parma, due insegnanti dell’Itis “Leonardo da Vinci” sono stati accerchiati e aggrediti da un gruppo di giovanissimi, un episodio di una violenza gratuita che sarebbe rimasto forse sommerso se non fosse stato trasformato in un macabro trofeo digitale. È un filmato, infatti, a raccontare l’indicibile: le immagini, rapidamente divenute virali dopo essere state diffuse dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Priamo Bocchi e dal sindacato Gilda, mostrano un gruppo di ragazzi – che il gergo corrente definisce “maranza” – mentre prende di mira i due uomini con calci, pugni e persino un bastone, il tutto accompagnato da risate e insulti come la minaccia rivolta a uno dei docenti: “ti faccio saltare la testa”.

La dinamica dell’aggressione, avvenuta nei pressi dell’area verde ex Eridania (intitolata a Falcone e Borsellino, a due passi dall’istituto), è stata confermata dalla Questura nel tardo pomeriggio di ieri a seguito di accertamenti tecnici che hanno verificato l’autenticità e la provenienza del video. Le telecamere hanno immortalato una sequenza che sembra uscita da un incubo educativo: mentre un primo professore tenta invano di parlare con il gruppetto, viene inseguito e aggredito; un secondo insegnante, nel tentativo di gettarsi nella mischia per proteggere il collega, finisce a terra e viene colpito alla schiena con un bastone da un altro ragazzo, mentre un terzo docente cerca di disinnescare la tensione minacciando l’intervento delle forze dell’ordine.

Una scelta che fa discutere: i docenti non sporgono denuncia

Nonostante la brutalità delle immagini – dove i giovani ridono e filmano mentre gli adulti vengono ridotti in ginocchio – le indagini della polizia si sono subito scontrate con un ostacolo giudiziario non secondario. Secondo quanto ricostruito negli uffici della Questura, i professori coinvolti hanno infatti deciso di non sporgere querela, una scelta che di fatto complica l’azione repressiva immediata nei confronti degli autori delle botte. Questa decisione, seppur rispettabile sul piano personale, ha inevitabilmente spostato il baricentro della vicenda dal tribunale penale a quello prettamente disciplinare interno, lasciando l’amaro in bocca a chi ritiene che certi gesti non possano restare impuniti solo per un malinteso senso di protezione verso i ragazzi.

Le indagini della Squadra Mobile, comunque, non si sono fermate alla volontà delle vittime. Gli agenti hanno già identificato i contorni della baby gang che da tempo, secondo le testimonianze raccolte, terrorizzerebbe l’area trasformandola in un territorio di conquista dove studentesse e passanti vengono derubati o minacciati anche con spray al peperoncino. Dalle verifiche emerge che gli aggressori frequentano l’istituto o strutture limitrofe, circostanza che getta ombre pesantissime sulla capacità delle agenzie educative di fare argine a una deriva che sembra ormai fuori controllo.

La politica si mobilita: Valditara e le promesse di provvedimenti

L’eco della vicenda ha naturalmente raggiunto Roma, innescando una reazione a catena tra le massime cariche istituzionali. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, si è tempestivamente interessato al caso, manifestando “grande vicinanza” ai docenti coinvolti e avviando un contatto diretto con la dirigenza scolastica. Valditara, che ha fatto della sicurezza nelle scuole un cavallo di battaglia, si trova ora a dover gestire la parte più oscura di un fenomeno che i dati raccontano in crescita: la rabbia del branco che sostituisce il dialogo.

Sul tavolo della preside, intanto, sono già pronti i provvedimenti disciplinari. Il dirigente scolastico ha fatto sapere che, pur nella “consapevolezza della gravità di quanto accaduto”, si procederà a valutare le sanzioni secondo una “logica educativa” che non esclude comunque conseguenze severe per gli studenti coinvolti, ferme restando le valutazioni di competenza di altre istituzioni. Una linea, quella della scuola, che cerca di bilanciare la necessità di punire l’atto violento con la missione pedagogica che dovrebbe distinguere un istituto tecnico da un commissariato.

La stretta del codice e il rischio di normalizzazione

Mentre la politica discute e la scuola riflette, il sindacato Gilda degli Insegnanti di Parma e Piacenza ha alzato il tono, chiedendo l’intervento della Procura per perseguire i responsabili senza se e senza ma. Nel mirino del sindacato non c’è solo l’aggressione in sé, ma un clima di permissivismo che rischia di legittimare la violenza. Il coordinatore Salvatore Pizzo ha ricordato l’esistenza dell’articolo 583 quater del Codice Penale – recentemente inasprito dal Decreto Sicurezza – il quale prevede per chi aggredisce un docente pene che vanno dai 2 agli 8 anni, fino a un massimo di 16 anni se le lesioni sono gravissime.

Quel video, che ritrae il branco mentre colpisce senza pietà e filma divertito, rappresenta forse la testimonianza più nitida di un disagio che non è più solo giovanile ma sociale. La scena è lì, davanti agli occhi di tutti: un insegnante a terra, un ragazzo che lo colpisce con un bastone, e intorno la risata isterica di chi non ha più alcuna cognizione del limite. Le indagini proseguono, ma la sensazione è che la scuola e le istituzioni siano chiamate a una partita difficile, dove le armi a disposizione sembrano spesso spuntate di fronte all’indifferenza degli aggressori.

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