Omicidio a Taranto, il branco accerchia e il 15enne sferra i fendenti mortali
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’alba di sabato scorso, in piazza Fontana, nel dedalo di vicoli della città vecchia di Taranto, ha consegnato alla cronaca un episodio di violenza che gli investigatori, coordinati dalle rispettive procure, hanno ricostruito minuziosamente attraverso le immagini delle telecamere e i primi riscontri tecnici. A sferrare i colpi che hanno ucciso Bakari Sako, il 35enne originario del Mali finito accerchiato da un gruppo di giovani, è stato un ragazzo che ha appena quindici anni – ne compirà sedici tra pochi giorni – il quale avrebbe agito con un coltello o, secondo altre verifiche in corso, con un cacciavite. L’uomo, raggiunto all’addome, non ha avuto scampo.
Sono cinque i fermi che scandiscono ora questa svolta investigativa, un’operazione condotta dalla Squadra Mobile jonica – diretta dal dirigente Antonio Serpico – e scattata in serata nel cuore del centro storico. Quattro di questi provvedimenti sono stati emessi dalla procura minorile, mentre il quinto, relativo al maggiorenne del gruppo, rientra nella competenza della procura ordinaria. Gli indagati, tutti tarantini, sono stati rintracciati e accompagnati in Questura al termine di una attività serrata, condotta a tamburo battente dopo l’assassinio avvenuto all’alba del 9 maggio.
L’accerchiamento in piazza Fontana e il ruolo del minore
Secondo quanto emerso dalle verifiche degli inquirenti, la dinamica non lascia spazio a equivoci: Bakari Sako è stato circondato da cinque giovanissimi, bloccato in una zona periferica della piazza, e qui ha ricevuto i fendenti proprio dal quindicenne. Gli altri componenti del gruppo avrebbero concorso a creare quella situazione di accerchiamento e di impossibilità di fuga, un dettaglio che ha pesato nella qualificazione giuridica dei fermi. Il coltello o l’attrezzo utilizzato – non ancora individuato con certezza nei sopralluoghi successivi, ma descritto come un oggetto appuntito e di media lunghezza – è stato verosimilmente disfatto o nascosto, alimentando le ricerche degli investigatori nella zona della movida notturna tarantina.
I cinque fermi tra procura ordinaria e minorile
La svolta nelle indagini, coordinate dal pubblico ministero Francesca Paola Ranieri, ha consentito di isolare i cinque presunti partecipanti al branco. Nessuno di loro, al momento dell’esecuzione dei provvedimenti, ha opposto resistenza. I quattro minorenni – tre dei quali hanno tra i 15 e i 16 anni, mentre il quarto non è stato meglio specificato nelle prime comunicazioni ufficiali – si trovano ora in strutture protette o a disposizione del tribunale per i minorenni. Il maggiorenne, diciannovenne, è invece stato portato in carcere. La loro identificazione è frutto di un lavoro incrociato tra i rilievi della scientifica, la raccolta di testimonianze nell’immediatezza del fatto e la visione dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, che hanno ripreso l’intera sequenza dell’accerchiamento e della fuga successiva.
Le indagini e il contesto del centro storico
Piazza Fontana, cuore pulsante della movida notturna della città vecchia di Taranto, è tornata al centro di un’inchiesta che ora dovrà chiarire i contorni esatti della lite che ha preceduto l’aggressione mortale. Dai primi riscontri, non vi sarebbe stato un movente chiaro e premeditato, bensì un’escalation improvvisa scaturita da un banale contrasto. Gli investigatori della Mobile stanno vagliando i profili social e le chat dei fermati, alla ricerca di eventuali messaggi che possano far luce sui minuti precedenti l’alba. La vittima, Bakari Sako, residente da tempo nel capoluogo ionico, era nota agli operatori del settore dell’accoglienza e non risultava avere precedenti specifici che possano orientare diversamente la pista della rissa degenerata.




