Taranto, fermato il sesto ragazzo del branco per l’omicidio del bracciante Bakari Sako
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Redazione Interno
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L’indagine sulla morte di Bakari Sako, il bracciante trentacinquenne originario del Mali ucciso a coltellate all’alba di sabato scorso nella città vecchia di Taranto, registra una nuova svolta con il fermo del sesto presunto componente del gruppo. Si tratta di un ventiduenne, il secondo maggiorenne finito in manette dopo Cosimo Colucci (condotto in carcere poche ore fa dalla Polizia), e la sua posizione – come si legge negli atti investigativi – si aggiunge a quelle degli altri cinque giovani già bloccati nei giorni precedenti, tutti accusati, a vario titolo, di omicidio aggravato dai futili motivi.
La composizione del gruppo e i profili degli indagati
Nel gruppo figurano ora due maggiorenni – il ventiduenne appena fermato e Fabio Sale, diciannovenne – e quattro minorenni, di età compresa tra i quindici e i sedici anni. Per i minori, come prevede la normativa, procedono separatamente le rispettive Procure di competenza. Sale, comparso davanti al gip del Tribunale di Taranto Gabriele Antonaci, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di convalida, pur avendo reso spontanee dichiarazioni in cui ha sostenuto la propria estraneità ai fatti. «Sono innocente – avrebbe affermato – quando sono arrivato lo avevano già accoltellato».
Le contestazioni e il quadro investigativo
L’accusa, al momento, è quella di omicidio aggravato da futili motivi: un’impostazione che gli inquirenti sostengono sulla base della ricostruzione della dinamica, secondo la quale l’aggressione a Sako – che si stava recando al lavoro – sarebbe scaturita da un movente di scarsissimo rilievo, forse legato a un diverbio occasionale. Le forze dell’ordine, attraverso il coordinamento della Procura, hanno assemblato in tempi brevi un quadro indiziario che ha portato ai sei fermi, senza però che siano stati resi noti i dettagli relativi ai singoli ruoli – chi abbia sferrato i colpi mortali, chi abbia concorso o agevolato la fuga. Dalla ricostruzione emerge comunque un’azione di gruppo, violenta e consumata nelle prime ore del mattino, quando la zona della città vecchia è ancora poco frequentata.
Il contesto e la reazione del territorio
Un sit-in si è svolto a Massafra, in provincia di Taranto, per ricordare il bracciante maliano; una mobilitazione che ha richiamato decine di persone, ma che – in questa sede – si annota solo come dato fattuale, senza addentrarsi nel sentimento collettivo. Sako, che da tempo lavorava nei campi della zona, viveva con la famiglia e non risultava avere precedenti penali. L’omicidio ha riacceso l’attenzione sulla condizione dei lavoratori migranti nel settore agricolo, sebbene gli investigatori non abbiano al momento ipotizzato una matrice razziale esplicita, concentrandosi invece sulla natura gratuita e sproporzionata della violenza.
Le posizioni processuali dei due maggiorenni
Mentre il ventiduenne fermato in mattinata si trova ora in attesa dell’interrogatorio di garanzia, Fabio Sale ha concluso la sua comparizione davanti al gip Antonaci senza fornire una versione compiuta dei fatti, limitandosi a quelle dichiarazioni spontanee di non coinvolgimento. L’avvocato Andrea Maggio, che lo assiste, non ha rilasciato dichiarazioni nel corso dell’udienza. Per i quattro minorenni, invece, le procedure restano coperte dal segreto istruttorio, e l’eventuale convalida dei fermi sarà valutata dal giudice per i minorenni. Nessuno dei sei indagati – al momento – ha fornito una ricostruzione organica e concordante dell’aggressione.




