Brasile, la strage nella scuola di Rio Branco compiuta da un ragazzo di 13 anni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sono due le vittime accertate della sparatoria che si è consumata ieri all’interno dell’Istituto São José, nella capitale dell’Acre, quella Rio Branco che sorge nel cuore dell’Amazzonia occidentale. A quanto riferito dalla polizia militare locale, citata dai principali portali di informazione del paese, un ragazzo di appena tredici anni – armatosi probabilmente tra le mura domestiche – ha fatto irruzione nell’edificio scolastico, aprendo il fuoco senza esitazione contro il personale e gli studenti che si trovavano nel suo campo visivo.

Lo scenario che si è presentato agli agenti, una volta varcato il cancello dell’istituto, racconta di una tragedia sfiorata nella sua complessità solo grazie all’intervento tempestivo delle forze dell’ordine. Il minore, che secondo una prima ricostruzione dei fatti avrebbe utilizzato un'arma regolarmente registrata a nome di un tutore legale, è stato bloccato e arrestato sul posto. Fonti investigative confermano che, oltre al giovane aggressore, le autorità hanno proceduto al fermo anche del patrigno del ragazzo, individuato come il proprietario della pistola calibro.380 utilizzata per l’attacco.

La dinamica dell’attacco e il profilo delle vittime

Ricostruendo gli ultimi istanti di calma prima della sparatoria, si apprende che il tredicenne – il quale era presumibilmente uno studente della scuola stessa – si è introdotto nei corridoi dirigendosi verso l’ala amministrativa. È proprio nei pressi dell’ingresso della presidenza che il ragazzo ha esploso i primi colpi, seminando il panico tra chi si trovava nelle vicinanze. Le due persone decedute, hanno precisato i media locali, facevano parte dello staff dell’istituto: si sarebbe trattato di due donne che, secondo un’ipotesi investigativa al vaglio degli inquirenti, potrebbero aver tentato di frapporsi tra il killer e gli alunni più piccoli nel disperato tentativo di fermare la carneficina.

Non va sottovalutato l’aspetto degli altri feriti, un gruppo composto sia da membri del personale che da studenti giovanissimi. Tra questi, una bambina di undici anni è stata raggiunta da un proiettile a una gamba, mentre un altro dipendente ha riportato lesioni al piede. Le immagini della fuga, trapelate attraverso i canali di informazione nazionali, mostrano il caos che ha travolto l’edificio: alcuni ragazzi sono stati visti mentre cercavano di scavalcare un muro alto sei metri che separa la scuola da un hotel adiacente, nel tentativo di mettersi in salvo. Un testimone, un receptionist dell’hotel, ha riferito di aver udito una raffica di spari seguita da urla strazianti provenire dall’altra parte della parete.

L’inchiesta e le responsabilità penali nella cronaca nera

Mentre i corpi delle vittime venivano rimossi e i feriti trasportati d’urgenza nelle strutture ospedaliere della regione, la macchina giudiziaria si è messa in moto per chiarire gli aspetti più oscuri di questa vicenda. L’attenzione degli investigatori, in queste prime ore, si concentra su due fronti principali: da un lato, la comprensione del movente che ha spinto un ragazzo di quell’età a compiere un gesto di tale violenza; dall’altro, la catena di responsabilità che ha permesso a un minore di avere accesso a un’arma da fuoco letale.

Come spesso accade in questi drammatici episodi che hanno segnato la storia recente del Brasile – un paese che negli ultimi anni ha visto una crescente escalation di attacchi violenti all'interno degli istituti scolastici -2 – la riflessione cade inevitabilmente sulla sorveglianza domestica e sul controllo delle armi. La polizia ha già avviato le procedure per accertare se l’adolescente avesse complici tra i compagni o se avesse agito in totale solitudine; alcune indagini preliminari suggeriscono che non fosse solo nel pianificare l’attacco. Per il momento, le lezioni sono state sospese per tre giorni in tutte le scuole dello Stato dell’Acre, mentre squadre di supporto psicologico sono state mobilitate per assistere gli studenti sopravvissuti a quello che è a tutti gli effetti l’ennesimo bagno di sangue nella cronaca nera dell’istruzione brasiliana.

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