Taranto, il bracciante ucciso per «futili motivi»: un 15enne tra i cinque fermati per l’omicidio di Bakari Sako
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Redazione Interno
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Sono le immagini dei sistemi di videosorveglianza, quelle che nessuno aveva notato nelle prime ore dopo l’aggressione, a consegnare alla squadra mobile di Taranto i volti del gruppo che all’alba di sabato ha accerchiato e ucciso Bakari Sako, un bracciante di 35 anni originario del Mali. E tra quei volti, emerge ora con chiarezza il ruolo del più giovane: un ragazzo di 15 anni, che ne compirà sedici tra pochi giorni, è stato colui che ha sferrato i fendenti mortali all’addome della vittima, utilizzando un coltello o un cacciavite – i rilievi degli inquirenti non hanno ancora precisato con esattezza l’arma. L’omicidio, avvenuto in piazza Fontana, nel cuore della città vecchia di Taranto, ha già portato a cinque fermi: quattro disposti dalla procura minorile e uno dalla procura ordinaria.
L’accerchiamento all’alba e un bar come ultimo rifugio
Bakari Sako, che molti in città conoscevano per la sua bicicletta e lo zainetto sempre con sé per affrontare la giornata di lavoro nei campi, è stato raggiunto da tre colpi fra torace e addome. Non c’è stata una reazione immediata dei passanti, né un intervento tempestivo: ferito e sanguinante, l’uomo è persino riuscito a entrare in un bar della zona per chiedere aiuto, ma nessuno, a quanto risulta dalle prime ricostruzioni, gli ha teso una mano. Il bar, in quelle ore, era probabilmente poco frequentato, eppure il dettaglio lascia intravedere la solitudine di un uomo colpito a morte mentre cercava disperatamente un sostegno. I cinque indagati – tre minorenni tra i 15 e i 16 anni, un altro 15enne individuato come l’esecutore materiale, e un 19enne – risultano tutti incensurati agli atti, un elemento che ha sorpreso gli investigatori abituati a muoversi su profili ben più noti alle forze dell’ordine.
Le accuse e il movente: «futili motivi» per un omicidio brutale
Per tutti e cinque i fermati, al momento ascoltati in questura a Taranto, l’accusa è di omicidio aggravato dai futili motivi. Una formula giuridica che, nelle intenzioni della procura, sottolinea la sproporzione tra la causa scatenante del litigio – su cui gli inquirenti mantengono il riserbo – e la violenza efferata messa in atto dal gruppo. Non si parla, almeno per ora, di premeditazione, ma l’accerchiamento descritto dalle telecamere racconta di un’azione coordinata: i giovani avrebbero bloccato Sako mentre pedalava, costringendolo a fermarsi prima di colpirlo ripetutamente. Il maggiorenne del gruppo, un 19enne, è l’unico finito sotto la giurisdizione della procura ordinaria; gli altri, data l’età, rispondono davanti al tribunale per i minorenni.
I volti catturati dalle telecamere e il silenzio della città vecchia
Sarebbe mancato all’appello, secondo le prime indiscrezioni raccolte dal Tg1, un ulteriore 15enne, ancora non identificato o comunque non raggiunto dai provvedimenti restrittivi. Gli agenti della squadra mobile hanno lavorato senza sosta per giorni, visionando ogni angolo inquadrato dalle telecamere pubbliche e private. La città vecchia di Taranto, con i suoi vicoli stretti e le piazze silenziose all’alba, non ha restituito testimoni oculari: nessuno ha visto nulla, o almeno nessuno ha ancora riferito alle autorità. Resta, sul selciato di piazza Fontana, il ricordo di una bicicletta abbandonata e di uno zainetto pieno di cose semplici – il necessario per una giornata di lavoro in campagna. Bakari Sako era un bracciante, uno di quei lavoratori stagionali che si spostano da un terreno all’altro, spesso invisibili agli occhi della città fino a quando una tragedia non li consegna alle cronache. E la cronaca, questa volta, parla di un 15enne con un coltello o un cacciavite, di quattro fermati minorenni e di un’accusa che rischia di restituire, ancora una volta, l’immagine spietata di un’aggressione nata per «futili motivi».




