Leone XIV a Madrid, la sfida con Bad Bunny e l’appello ai giovani: «Cercate la verità che resta»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   “Se i giovani si trovassero di fronte alla domanda: 'Vuoi andare a vedere Bad Bunny o il Papa?', penso che molti andrebbero a vedere Bad Bunny. Ma penso che ci saranno anche diversi a vedere il Papa. E anche questo la dice lunga”. A bordo del volo diretto a Madrid, il primo dei sei giorni del viaggio apostolico in Spagna, Papa Leone XIV aveva già messo le mani avanti, riconoscendo la portata della sfida che lo attendeva nella capitale iberica.

La “concorrenza”, se così si può chiamare, era quella rappresentata dal cantante portoricano, i cui due concerti nella stessa Madrid (parte di un tour spagnolo che ha fatto registrare il tutto esaurito per quasi seicentomila presenze) si sovrapponevano temporalmente alla veglia di preghiera in Plaza de Lima.

Non una polemica, ma una constatazione realista da parte del pontefice, il quale ha scelto di interpretare questo intreccio di calendari come un’opportunità per riflettere sulla natura frammentata dell’attenzione giovanile, un tema, quest’ultimo, che avrebbe poi sviluppato in maniera più strutturata nel corso della lunga notte madrilena.

«Il Papa ha battuto Bad Bunny!», l’ironia delle ragazze madrilene tra i numeri della veglia

Nel tardo pomeriggio, mentre il sole cominciava a calare sul Paseo de la Castellana, l’area circostante Plaza de Lima si è trasformata in un mare di giovani, molti dei quali indossavano le magliette bianche e verdi dell’organizzazione. «Il Papa ha battuto Bad Bunny!», hanno esclamato scherzosamente alcune ragazze madrilene dal palco della stampa, osservando la marea umana che si snodava fino alle vie adiacenti, un flusso che sembrava smentire sul campo i timori espressi dal pontefice poche ore prima a bordo dell’aereo.

La notizia che circolava tra i volontari era inequivocabile: mentre il cantante portoricano riempiva i suoi spazi, la veglia di preghiera, evento clou della prima giornata del viaggio apostolico, aveva raccolto quasi mezzo milione di persone. Un record di presenze, insomma, che restituiva la dimensione di un fenomeno ben più complesso di una semplice “gara di numeri”, rivelando piuttosto una sete di ritualità collettiva che il pontefice, con il suo tono energico e la capacità di parlare a braccio, ha saputo intercettare.

«Siate umani, non apparenze»: la missione affidata ai giovani in Plaza de Lima

Salito sul palco allestito per l’occasione, Leone XIV ha risposto ad alcune domande poste direttamente da un gruppo di giovani, abbandonando in più di un’occasione il copione per lasciare spazio a un dialogo più spontaneo e diretto. “La missione che vi affido è proprio questa: essere umani. Sì, siate umani! Uomini e donne in carne e ossa. Non apparenze, ma volti affidabili”, ha affermato il pontefice, sollecitando i presenti a cercare una vita onesta e retta, lontana dalle logiche effimere che pure aveva riconosciuto nel richiamo di una superstar come Bad Bunny.

Ha parlato di fame di giustizia, paragonandola al pane quotidiano, e li ha esortati a farsi “scintilla di una umanità nuova” di fronte al “vuoto dell’indifferenza” e alla violenza della guerra. Nessuna fuga dal mondo, quindi, ma un invito a calarsi nella storia, a combattere le “povertà materiali e spirituali” del tempo presente: “Voi potete cambiare la storia”, ha concluso, affidando loro la responsabilità di essere “missionari del Vangelo” attraverso la carità.

Il silenzio dopo la musica: l’adorazione eucaristica nella metropoli

A spezzare il fragore dell’accoglienza e la vivacità delle domande, quando la notte era ormai calata su Madrid, è subentrato il silenzio. Un silenzio ampio, quasi irreale per una metropoli come la capitale spagnola, rotto solo dal traffico lontano e da qualche flebile rumore di fondo. Dopo le parole a braccio, dopo la gioia manifestata dal volto del pontefice nel vedere una partecipazione così massiccia, la veglia si è trasformata in un momento di adorazione eucaristica collettiva.

Un contrasto radicale con il frastuono dei concerti rock che, chissà, magari a poche centinaia di metri di distanza stavano ancora battendo forte. Un contrasto voluto, quasi a voler simboleggiare la dualità che lo stesso Papa aveva evocato in volo: da una parte le “mille voci” che “sgomitano per catturare l’attenzione” e che spesso, come aveva avvertito Leone XIV, “illudono e comprano”; dall’altra la ricerca di quella “verità che resta”, fatta di ascolto interiore e di preghiera raccolta.

In quel silenzio, rotto dalle preghiere sussurrate di mezzo milione di persone, si è giocato forse il vero esito della “sfida” tra il pulpito e lo stadio.

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