La premier da Macron e Salvini prova ad approfittarne. Oggi i Patrioti in piazza a Milano
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Redazione Interno
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La piazza di Milano, oggi, si configura come uno spartiacque. Non solo per la Lega, che tenta di riavviare il proprio motore politico dopo la scia lasciata dall’ultima sconfitta referendaria, ma per l’intero perimetro del centrodestra e, in controluce, per i delicatissimi equilibri che attraversano l’Europa. La manifestazione dei Patrioti, convocata da Matteo Salvini sotto l’ombra della Madonnina, nasceva con l’ambizione dichiarata di essere «la prima grande piazza di centrodestra dopo la sconfitta del referendum»; eppure, finisce inevitabilmente per caricarsi di un significato più ampio, quello di un vero e proprio test politico sulla linea internazionale del governo e sulle tensioni che serpeggiano all’interno della maggioranza.
Se da un lato la premier Giorgia Meloni si trova a Parigi, al fianco di Emmanuel Macron, per discutere le sorti della crisi mediorientale e rinsaldare l’asse con i partner europei, Salvini tenta di occupare quello spazio politico lasciato scoperto da una frattura internazionale più profonda. Il contesto, infatti, è mutato rapidamente. La presa di distanze da parte di Meloni rispetto a certe derive trumpiane ha aperto una faglia nel campo conservatore, e il leader del Carroccio prova ad approfittarne insistendo su una linea più spregiudicata nei rapporti con Bruxelles. «L’Europa è sorda, se non nemica», ha ripetuto in questi giorni, denunciando quelle regole sul Patto di stabilità che a suo dire «ci ingabbiano». È un messaggio che serve a intercettare il malcontento legato al caro energia, certo, ma che soprattutto mira a ricostruire un’identità sovranista offuscata dalle recenti batoste elettorali.
Notte di luci e slogan sul Pirellone: il preludio della contestazione
Mentre la macchina organizzativa dei Patrioti cercava di mettere a punto i dettagli finali, nella notte la tensione si è accesa simbolicamente. Gli attivisti del centro sociale “Il Cantiere” hanno realizzato un’incursione luminosa che ha trasformato le facciate del Pirellone, definito dagli stessi «simbolo del potere leghista alla Regione», e lo spazio antistante il palco di piazza Duomo in una tela di protesta. «Ladroni a casa nostra, altro che remigration» e «Milano è migrante e antifascista»: queste le scritte proiettate per ribaltare ironicamente lo slogan ufficiale della manifestazione. Un’azione che i collettivi descrivono come un «blitz contro le tenebre del razzismo», in quella che considerano «la piazza della vergogna», e che ha di fatto anticipato la mobilitazione delle ore successive, con i cortei antagonisti pronti a battere il centro per «impedire che una marcia verde-nera s’imponga come orizzonte».
Il summit europeo e le crepe nella maggioranza di governo
Sul palco di piazza Duomo, oltre a Salvini, sono attesi i leader di punta della destra radicale europea, da Jordan Bardella a Geert Wilders, in quella che rappresenta la prima grande riunione dei Patrioti dopo la sconfitta elettorale subita da Viktor Orbán in Ungheria. Tuttavia, l’evento rischia di essere minato anche dall’interno del perimetro governativo. A Milano, il Consiglio comunale ha già certificato una spaccatura netta: di fronte a una mozione che condannava i contenuti del raduno, la Lega ha votato contro, Forza Italia si è astenuta – criticando esplicitamente il concetto di “remigrazione” – e Fratelli d’Italia è uscita dall’aula. Una divergenza di posizioni che gli azzurri hanno giustificato con la necessità di un approccio «equilibrato», ma che il Carroccio ha subito etichettato come il tentativo di fare da «stampella alla sinistra».
Una piazza divisa tra trattori, sicurezza e tensioni sociali
Nel merito della mobilitazione, il tentativo di Salvini è quello di allargare il più possibile il perimetro della protesta, portando in strada non solo i militanti storici, ma anche categorie in difficoltà come gli agricoltori, i cui trattori sono attesi al corteo per manifestare contro le politiche green europee. L’obiettivo, insomma, è ricomporre un fronte ampio di malumori, tentando di riscrivere il significato di una parola, “remigrazione”, divenuta scomoda. Pur sostenendo che il termine non compaia nei manifesti ufficiali, Salvini ha evitato di sconfessarlo, limitandosi a dire che «non mi spaventa». Nel frattempo, la macchina dell’ordine pubblico è stata messa in allerta per evitare contatti fisici tra i cortei, mentre le contro-manifestazioni – organizzate dalla galassia antagonista, dai movimenti pro-Pal e da una parte del Partito Democratico – convergeranno verso piazza Santo Stefano, lontano dal palco blindato del Duomo. La partita, insomma, si gioca tutta sul numero di corpi che Salvini riuscirà a portare in strada per dimostrare che, nonostante il calo dei sondaggi e la concorrenza interna di figure come Vannacci, la sua Lega ha ancora la forza di dettare l’agenda.




