Claudio Baglioni, la paura di non tornare sul palco e i due concerti a Roma dopo la polmonite
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Redazione Cultura e Spettacolo
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«Temevo che non sarei mai più salito su un palco, durante la convalescenza ho rivisto la mia carriera». Claudio Baglioni rompe il silenzio dopo mesi di assenza forzata, e lo fa con la voce ferma di chi ha guardato in faccia la paura e l'ha scacciata via. La polmonite interstiziale acuta che lo aveva colpito all'inizio dell'anno, costringendolo a congelare tutti gli impegni dal vivo e a posticipare il suo atteso GrandTour dal 2026 al 2027, è ormai un capitolo chiuso, archiviato tra le pagine di un'emergenza sanitaria che ha messo a dura prova la sua resistenza fisica e morale.
Il lungo stop e la riflessione durante la convalescenza
I mesi di inattività forzata, trascorsi tra le mura domestiche a osservare un riposo che non aveva mai concesso a se stesso in quasi sessant'anni di carriera, sono stati per il cantautore romano un'occasione inaspettata per ripercorrere le tappe di un viaggio musicale iniziato quando era ancora un ragazzo.
«Durante il periodo di convalescenza e riposo che ho dovuto osservare a causa di un infortunio di salute che mi è occorso poco prima di cominciare il mio giro di concerti, ho avuto modo di rivedere un po' della mia lunga carriera, oramai quasi sessant'anni di musica, di parole, di concerti», ha raccontato attraverso un video pubblicato sui suoi canali social, rompendo un silenzio che i fan avevano imparato a rispettare ma che non avevano smesso di temere.
L'immagine di un Baglioni inedito, riflessivo e per certi versi fragile, si è sostituita a quella del performer instancabile che per decenni ha riempito stadi e arene, e proprio in quella fragilità ha trovato la forza per reinventarsi ancora una volta. La decisione di aggiungere due capitoli inediti alla narrazione del GrandTour, intitolati significativamente "Che notte è questa!", è maturata proprio in quei giorni di riposo coatto, quando il futuro appariva incerto e il palcoscenico sembrava un ricordo lontano, quasi irraggiungibile.
Il ritorno a Roma tra piazza di Siena e i Fori Imperiali
La vita è adesso, e Claudio Baglioni lo ha dimostrato scegliendo la sua Roma per il grande ritorno. Due concerti-evento, il primo in piazza di Siena e il secondo ai Fori Imperiali, faranno da cornice a un appuntamento che profuma già di evento epocale, con il tutto esaurito che appare scontato ancor prima dell'apertura ufficiale delle prevendite.
Il cantautore ha voluto che il viaggio live, quello con cui celebrerà i quarant'anni dell'album "La vita è adesso", iniziasse e si concludesse nella città che lo ha visto nascere e crescere, tra i vicoli e le piazze che hanno fatto da sfondo alle sue canzoni più celebri. «Oggi posso dire con assoluta gioia e grande entusiasmo che il viaggio continua», ha dichiarato, cancellando con poche parole i fantasmi di un ritiro anticipato che molti avevano iniziato a paventare.
I due appuntamenti, previsti per ottobre, rappresentano molto più di un semplice ritorno sul palco: sono la riaffermazione di una vitalità artistica che nemmeno una polmonite interstiziale acuta è riuscita a spegnere, la dimostrazione che la musica, per chi la vive come Baglioni, è davvero una questione di vita o di morte, ma sempre dalla parte della vita.
Un annuncio che spazza via le paure dei fan
L'attenzione dei media e del pubblico si era concentrata per mesi sulle condizioni di salute del cantautore, con aggiornamenti frammentari e dichiarazioni ufficiali ridotte all'osso, in un clima di apprensione che solo chi ama profondamente un artista può comprendere fino in fondo. Il video di annuncio, con il suo tono pacato ma determinato, ha funzionato come un balsamo per quelle ansie, restituendo ai fan l'immagine di un Baglioni pronto a riprendersi la scena con la stessa grinta di sempre.
La scelta di puntare tutto su due concerti-evento nella Capitale non è solo una questione logistica o affettiva, ma porta con sé il peso di una dichiarazione artistica precisa: il GrandTour, con i suoi cinquanta concerti originariamente previsti, potrà attendere ancora qualche mese, ma il bisogno di ritrovare il contatto diretto con il pubblico, quello vero e fisico, era troppo urgente per essere rimandato ulteriormente.




