Crollo palazzina a Bari, avvertita una famiglia: "Scappate, ci sono scricchiolii"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una palazzina di cinque piani, già sgomberata da un anno per problemi strutturali, è crollata ieri sera a Bari, in via De Biasi, lasciando dietro di sé un cratere di macerie e una città sotto choc. L’unica dispersa, al momento, è Rosalia De Giosa, 74 anni, il cui telefono continua a squillare tra le macerie. La donna, secondo quanto ricostruito, sarebbe rientrata nell’edificio nonostante i divieti, mentre i vigili del fuoco continuano a scavare nella speranza di ritrovarla. Il bilancio, tuttavia, avrebbe potuto essere ben più tragico: alcuni abitanti della zona si sono salvati per un soffio, grazie all’allarme lanciato dagli operai che, pochi istanti prima del crollo, avevano percepito scricchiolii sospetti e avevano esortato una famiglia a fuggire.

Tra gli sfollati c’è Elena, madre di due bambini disabili di 4 e 2 anni, che racconta di essere “completamente sotto shock”. La sua famiglia, da circa un anno e mezzo, viveva in un palazzo di fronte alla palazzina crollata, in una casa assegnata per emergenza abitativa. “Ci avevano detto che l’edificio era pericolante – spiega – ma ci avevano assicurato che non ci fosse alcun rischio immediato”. Ora, con i figli traumatizzati dall’accaduto, si trova senza una casa e chiede aiuto. “Ci è crollato il mondo addosso”, dice, mentre cerca di riorganizzare una vita già segnata da difficoltà.

La Procura di Bari ha aperto un’inchiesta per crollo colposo a carico di ignoti, con l’obiettivo di far luce sulle responsabilità di quanto accaduto. La palazzina, infatti, era stata dichiarata inagibile e sgomberata da tempo a causa di problemi statici, ma nonostante ciò il cedimento è avvenuto in pochi secondi, sollevando interrogativi sulle condizioni dell’edificio e sulle eventuali negligenze nella gestione del rischio. Le indagini si concentreranno ora sulle valutazioni tecniche effettuate in precedenza e sulle eventuali omissioni che avrebbero potuto contribuire alla tragedia.

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