Rapina in villa per l’ex senatore Filippi: «Mi hanno perforato l’addome con un cacciavite»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il racconto del sequestro, affidato a una telefonata pubblicata da un quotidiano nazionale, rivela dettagli inquietanti sulla dinamica del colpo messo a segno ai danni di Alberto Filippi, sessantenne imprenditore vicentino ed ex parlamentare della Lega. L'uomo, rientrato nella sua abitazione di Arcugnano dopo una cena, è stato aggredito nel garage da quattro malviventi. Uno di loro, armato di una pistola poi puntata alla tempia della vittima, gli ha intimato di aprire la porta che conduceva al resto della villa, dove si trovavano la moglie e le figlie di dieci e tredici anni. La banda, che secondo le prime sommarie descrizioni avrebbe un accento riconducibile all’Europa orientale, ha sottratto un bottino stimato in circa tre milioni di euro, composto prevalentemente da orologi di lusso, pellicce e borse firmate.

«Lo sentivo sull’addome, mi diceva che mi avrebbe perforato»

Mentre la moglie e le bambine venivano isolate in una camera al piano superiore, Filippi è stato segregato e costretto a rivelare l’ubicazione della cassaforte. Le vessazioni, come lui stesso ha riferito, sono state brutali. «Mi teneva fermo con un cacciavite lungo venti centimetri», ha raccontato riferendosi a uno dei rapinatori rimasto accanto a lui. «Lo sentivo sull’addome, diceva che mi avrebbe perforato se non ubbidivo». Quando i malviventi hanno aperto il caveau, scoprendolo però vuoto (gli oggetti di valore erano stati precedentemente spostati dalla coppia), la tensione è cresciuta ulteriormente. Solo dopo un’ora di terrore, sotto la pressione delle minacce e dei calci che gli hanno procurato un “occhio nero” e forti dolori alla schiena, la moglie ha consegnato i preziosi.

Il sistema di videosorveglianza e la caccia ai banditi

Nonostante la violenza dell’assalto, avvenuto intorno alle ventitré di venerdì sera, le indagini coordinate dai carabinieri possono contare su un elemento investigativo di primo piano: la fitta rete di telecamere interna all’abitazione. L’impianto, composto da circa trenta occhi elettronici molti dei quali abilmente occultati, ha documentato l’intera sequenza degli eventi. Dalle immagini si vedono i malviventi mentre trascinano l’imprenditore all’interno, consentendo agli inquirenti di analizzare rature, movimenti e modalità operative della banda. Questo materiale, se incrociato con i rilevamenti esterni, potrebbe rivelare fondamentale per risalire al veicolo utilizzato per la fuga, che al momento rimane un punto oscuro dell’inchiesta.

Il profilo della vittima e le zone d’ombra del passato

Classe millenovecentosessantasei, Filippi è un personaggio noto nel panorama veneto per la doppia anima di industriale e politico. Alla guida delle holding di famiglia (Unichimica e Uniholding), ha vissuto il suo momento più alto a Roma tra il duemilasei e il duemilatredici, dapprima come deputato e poi come senatore. Il suo rapporto con la Lega, tuttavia, si è interrotto bruscamente nel duemilundici con una formale espulsione dal partito; tra le motivazioni addotte all’epoca, vi erano sospetti di dossieraggio e un’inchiesta giudiziaria poi prescritta. Più recentemente, nel duemilaventitré, era finito al centro di un’indagine per presunte minacce, derivanti dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia poi rivelatesi infondate, vicenda che portò all’archiviazione del caso da parte del gip di Venezia. Sul fronte della sicurezza personale, non è la prima volta che la famiglia subisce un trauma simile: un episodio quasi identico di tentata rapina si era già verificato nel millenovecentonovantasette ai danni dello zio, Zeffirino Filippi.

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