L'emiro del Qatar accusa Israele: "Vuole rendere Gaza invivibile"
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Redazione Esteri
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Lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, emiro del Qatar, ha rivolto un'accusa gravissima al governo israeliano, sostenendo che il suo vero obiettivo non sia la liberazione degli ostaggi bensì il rendere la Striscia di Gaza «non più vivibile». Parole che, pronunciate nel corso di un vertice regionale a Doha, risuonano come un duro colpo alle già fragili speranze di una ripresa dei negoziati. «Chi lavora in modo persistente e metodico per assassinare la parte che sta negoziando», ha affermato senza mezzi termini il sovrano, riferendosi all'uccisione di un alto esponente di Hamas nella capitale qatarina, «intende garantire il fallimento di questi negoziati».
Sullo sfondo di queste dichiarazioni, che gettano un'ombra lunga sulla mediazione condotta fino ad ora, si staglia la reazione dei Paesi arabo-islamici. Riuniti in un summit d'emergenza, i leader presenti hanno condannato all'unanimità l'operazione israeliana, definendola una violazione della sovranità qatarina. Re Abdullah II di Giordania ha chiesto una risposta «chiara, decisa e, soprattutto, deterrente», mentre circolano indiscrezioni su un possibile patto di difesa comune in stile Nato per fronteggiare future azioni simili.
Una posizione, quella qatarina, che ha trovato un inatteso, seppur parziale, sostegno da oltreoceano. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, intervenuto sulla questione, ha difeso Doha ricordando come il Paese sia «un grande alleato degli Stati Uniti», pur esortando al contempo Israele alla massima cautela. Le sue parole, se da un lato rinsaldano l'asse con Washington, dall'altro esercitano una pressione diplomatica non indifferente su Tel Aviv, costretta a bilanciare le proprie mosse militari con le esigenze di un alleato cruciale.




