7 ottobre, Forza Italia Ferrara rinnova la solidarietà alla città ebraica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A tre anni esatti dall'attacco di Hamas contro Israele, la segreteria comunale di Forza Italia a Ferrara ha diffuso una nota per ricordare quella data, definendola come il giorno in cui gli attentati terroristici «hanno provocato la morte di centinaia di persone innocenti in Israele e aperto una ferita ancora dolorosamente viva». Nel testo diffuso dal partito si rinnova «la piena solidarietà alla comunità ebraica ferrarese, da sempre parte del tessuto civile, culturale e umano della nostra città», sottolineando come Ferrara intenda restare saldamente al fianco dei propri cittadini ebrei.

La posizione di Forza Italia e il contesto ferrarese

La nota della segreteria comunale non si limita al ricordo delle vittime, ma affronta anche il clima politico locale, rivendicando la scelta di non voltarsi dall'altra parte di fronte all'odio e alla discriminazione. Il partito ha espresso preoccupazione per le mobilitazioni pro-Palestina che, secondo la segreteria, sono state talvolta caratterizzate da toni chiassosi e atteggiamenti ritenuti antidemocratici.

In questo passaggio, Forza Italia ha ribadito un principio chiaro: la libertà di manifestazione del pensiero è un valore fondamentale, ma non può diventare un alibi per legittimare antisemitismo, intimidazioni o odio razzista. La città estense, si legge ancora nella nota, riconosce nella propria comunità ebraica una parte inscindibile della propria storia e della propria identità, un legame che il partito intende difendere ieri come oggi.

Le cifre di quel 7 ottobre 2023

Il bilancio della strage è tragico e documentato. Quel giorno, secondo i dati ripresi anche nella nota ferrarese, persero la vita 859 civili israeliani, 278 soldati e 57 membri delle forze dell'ordine. Particolare attenzione viene riservata al Nova festival, il rave nel deserto del Negev dove si trovavano circa tremila giovani: 364 di loro furono uccisi e altri 44 vennero rapiti. Numeri che, a distanza di tre anni, continuano ad accompagnare le commemorazioni ufficiali e le iniziative delle istituzioni.

In tutta Italia, le comunità ebraiche si sono riunite per un minuto di silenzio, con le sinagoghe illuminate e un momento di raccoglimento condiviso promosso dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Le commemorazioni in Israele e le tensioni internazionali

In Israele, la giornata è stata segnata da un minuto di silenzio osservato alle 6.29 ora locale, l'ora esatta in cui tre anni fa iniziò l'attacco. Le famiglie delle vittime si sono radunate nei luoghi colpiti nel sud del Paese, dai kibbutz al sito del festival musicale, per ricordare chi non c'è più. Si tratta del primo anniversario in cui tutti gli ostaggi sono tornati a casa, circostanza che ha aperto una nuova fase nel lungo percorso del dolore e del lutto collettivo.

A Roma, al Tempio Maggiore, la cerimonia ha unito il ricordo delle vittime del 7 ottobre a quello dell'attentato alla Sinagoga del 9 ottobre 1982, in cui perse la vita il piccolo Stefano Gaj Taché. L'ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, ha parlato di «una ferita ancora aperta, una cicatrice nelle nostre anime», invocando il dovere di preservare la verità storica di fronte a chi, per ragioni ideologiche, cerca di riscrivere o deformare i fatti.

Il quadro delle manifestazioni e l'allerta del Viminale

Sul fronte della sicurezza, il Viminale ha rafforzato i dispositivi in vista delle manifestazioni pro-Palestina in programma in diverse città italiane, da Roma a Bologna, da Torino a Milano. Particolare attenzione è stata riservata ai luoghi riconducibili a Israele e alla cultura ebraica, come il Ghetto di Roma, mentre a Milano è stato organizzato un flash-mob con 1.200 pietre bianche e altrettante rose per comporre la scritta «7 Ottobre» in ricordo delle vittime.

Alcune iniziative, come quelle annunciate dai Giovani Palestinesi a Bergamo, Lecco, Lucca e Vicenza, sono state vietate dalle rispettive questure. A Bologna, l'evento non autorizzato negli spazi universitari ha suscitato polemiche, con il sindaco Matteo Lepore che ha invitato a evitare strumentalizzazioni e a mantenere la calma.

Non sono mancate le prese di posizione del mondo accademico: a Pisa, durante il conferimento di un dottorato honoris causa al patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, i collettivi studenteschi hanno contestato la presenza della ministra dell'Università Anna Maria Bernini, mentre il patriarca ha scandito la necessità di «nominare le ingiustizie, gli atti di violenza e gli abusi».

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