Torino piange il Grande Torino, 76 anni dopo Superga
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Redazione Sport
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Era il 6 maggio 1949 quando una folla immensa, stimata in oltre seicentomila persone, si strinse nelle vie del centro per dare l’ultimo saluto ai campioni del Grande Torino, scomparsi due giorni prima nel disastro aereo di Superga. Piazza Castello, piazza San Carlo e via Roma divennero un unico mare di dolore, mentre le bare dei giocatori – molti dei quali poco più che ventenni – venivano trasportate tra la folla in un silenzio rotto solo dai singhiozzi. Quella squadra, che aveva dominato il calcio italiano vincendo cinque scudetti consecutivi, era diventata un simbolo non solo sportivo ma umano, e la sua fine improvvisa lasciò un vuoto che ancora oggi, a distanza di decenni, viene ricordato con commozione.
Alla cerimonia funebre parteciparono non solo i torinesi, ma anche rappresentanti di tutte le squadre italiane e alcune delegazioni straniere, unite nel lutto per una tragedia che aveva colpito l’intero mondo del calcio. Ottorino Barassi, allora presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, lesse uno per uno i nomi dei caduti, in un momento di raccoglimento che segnò per sempre la storia dello sport.
Più recentemente, le commemorazioni hanno assunto toni più discreti, come dimostra la scelta del presidente del Torino, Urbano Cairo, di evitare i riflettori durante la visita a Superga lo scorso 4 maggio. Una decisione che ha evitato polemiche, ma che ha anche sottolineato come, nonostante il passare del tempo, il peso di quella memoria resti intatto.
Intanto, il ricordo degli "Invincibili" – così erano chiamati i giocatori di quell’indimenticabile squadra – viene tenuto vivo da iniziative come quella di Antonio Tavani, fondatore de "La Saletta dei Ricordi", che ha annunciato l’installazione di una stele dedicata a Gigi Meroni, altro simbolo granata prematuramente scomparso. Un gesto che dimostra come, al di là delle celebrazioni ufficiali, sia la passione dei tifosi a mantenere viva l’eredità di quel gruppo leggendario.




