Tragedia a Perugia, bimba di 5 mesi muore per meningite fulminante
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Redazione Salute
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Una vicenda dai contorni drammatici, quella che si è consumata nelle ultime ore all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, dove una bambina di appena cinque mesi è deceduta a causa di una meningite fulminante. La direzione aziendale della struttura ospedaliera, con una nota ufficiale diffusa nella serata di martedì 17 febbraio, ha reso noto che la piccola è stata stroncata dalla Neisseria meningitidis, il batterio noto anche come meningococco, in una forma particolarmente aggressiva che non ha lasciato scampo nonostante la tempestività delle cure -1-2.
I genitori della bambina, la cui identità ovviamente non è stata resa nota per rispettare il dolore e la privacy in un momento di lutto così profondo, si sono rivolti al pronto soccorso pediatrico nella tarda mattinata di oggi. L'accesso in ospedale era stato motivato da un quadro febbrile improvviso, insorto nella notte e che evidentemente aveva destato preoccupazione nella coppia di genitori. La sintomatologia, però, presentava già i tratti di una rapidità evolutiva che lasciava presagire il peggio: i medici, valutata la gravità della situazione, hanno disposto il trasferimento immediato della piccola in Terapia intensiva neonatale, il reparto deputato alla gestione delle criticità più complesse nei pazienti più vulnerabili -4.
È proprio lì, nonostante l'impegno profuso dai sanitari e l'applicazione di protocolli intensivi d'urgenza, che si è verificato il decesso. La direzione aziendale, nel darne comunicazione, ha espresso «profondo cordoglio» per l'accaduto, unendosi idealmente al dolore dei familiari e di quanti hanno conosciuto e voluto bene alla bambina. Parole di vicinanza sono giunte anche dalla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, che ha voluto manifestare la propria partecipazione al lutto che ha colpito la famiglia, sottolineando l'importanza del rispetto della riservatezza in frangenti tanto delicati -1-2.
L'attivazione dei protocolli di sanità pubblica
Parallelamente alla comunicazione del decesso, l'azienda ospedaliera ha provveduto a inoltrare la notifica obbligatoria al servizio di Igiene e Sanità Pubblica della Usl Umbria 1. Un passaggio, questo, doveroso e codificato per legge quando si verifica un caso di malattia infettiva così grave. L'obiettivo, ora, è duplice: da un lato avviare un'indagine epidemiologica per ricostruire con precisione la catena degli eventi e i contatti stretti avuti dalla piccola nelle ore e nei giorni precedenti il ricovero; dall'altro, adottare tutte le misure di profilassi necessarie per scongiurare il rischio, per quanto statisticamente basso, di altri contagi -1-4.
La Neisseria meningitidis, va ricordato, è un batterio che può risiedere nel rinofaringe di portatori sani senza causare danni, ma che in determinate condizioni e in soggetti particolarmente vulnerabili, come i neonati, può superare le barriere mucose e invadere il flusso sanguigno, provocando una sepsi fulminante. La trasmissione avviene per via aerea, tramite le goccioline di saliva emesse con la respirazione, la tosse o gli starnuti, e richiede in genere un contatto prolungato e ravvicinato per poter generare l'infezione -2. È per questo che le autorità sanitarie, come prassi, andranno a individuare i familiari più stretti e quanti sono stati a contatto con la bambina per poter eventualmente somministrare una profilassi antibiotica mirata, interrompendo così sul nascere ogni possibile catena di trasmissione.
L'aggressività del meningococco e le sfide diagnostiche
La meningite fulminante rappresenta una evenienza clinica rara, ma dalla letalità estremamente elevata quando si manifesta nella sua forma più acuta. Nel caso dei neonati e dei bambini molto piccoli, la diagnosi precoce incontra ostacoli oggettivi: i sintomi iniziali, come la febbre o la irritabilità, possono essere facilmente confusi con quelli di comuni patologie virali stagionali, rendendo complesso per gli stessi medici intercettare il segnale d'allarme in tempo utile. La rapidità con cui il batterio, una volta penetrato nel circolo sanguigno, rilascia tossine e innesca una reazione infiammatoria sistemica, può portare al collasso degli organi vitali in poche ore, come purtroppo accaduto in questa circostanza -3.
La comunità scientifica distingue tredici sierogruppi di meningococco, ma quelli che più frequentemente sono responsabili di malattia invasiva sono i tipi A, B, C, Y e W135. Per anni, il sierogruppo B è stato il più difficile da contrastare con i vaccini a causa di una somiglianza molecolare tra la sua capsula e alcune glicoproteine presenti nelle cellule nervose umane, un ostacolo superato solo di recente con lo sviluppo di vaccini specifici. La profilassi vaccinale, raccomandata e offerta attivamente nel primo anno di vita, resta ad oggi lo strumento più efficace per prevenire queste tragedie, sebbene nessuna copertura possa garantire una protezione assoluta al cento per cento e, in casi come questo, la rapidità d'azione del batterio abbia di fatto vanificato ogni possibile intervento terapeutico -2-3.




