Il latitante Motisi morto in Colombia, avviata indagine

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giovanni Motisi, 66 anni, noto come “u pacchiuni” per via del suo soprannome legato alla stazza fisica, sarebbe morto in una clinica di Cali, in Colombia, stroncato da un tumore. La notizia, riportata dal fotoreporter Antonello Zappadu sul sito di “Gente”, ha immediatamente attirato l’attenzione della Dda di Palermo, che ha avviato un’indagine per verificare la veridicità dello scoop. Zappadu, già noto per aver violato i sistemi di sicurezza di Villa Certosa, la residenza sarda di Silvio Berlusconi, pubblicando immagini esclusive, sembra aver fatto nuovamente centro, ma la sua ricostruzione è ancora al vaglio delle autorità.

Motisi, ricercato dal 1998, era considerato uno degli ultimi superlatitanti della mafia siciliana, un nome che si è aggiunto alla lista dei “fantasmi” di Cosa Nostra dopo la cattura di Matteo Messina Denaro. La sua latitanza, durata 27 anni, era costellata di voci e leggende, tra cui almeno due precedenti falsi annunci della sua morte. Questa volta, però, la notizia sembra avere un fondamento più solido, anche se ancora da confermare. La clinica colombiana, situata a Cali, sarebbe il luogo in cui Motisi avrebbe trascorso gli ultimi giorni, lontano dall’Italia e dalle indagini che lo cercavano da decenni.

La Dda di Palermo, per accertare i fatti, ha delegato la polizia a interrogare Zappadu, il quale ha fornito dettagli precisi sulla morte del boss, ma senza ancora produrre prove definitive. La vicenda, che si intreccia con la storia recente della mafia siciliana, riapre un capitolo che sembrava destinato a rimanere irrisolto. Motisi, infatti, era considerato un fedelissimo di Totò Riina, il “capo dei capi” morto in carcere nel 2017, e la sua latitanza lo aveva trasformato in una figura quasi mitologica, un simbolo della resistenza mafiosa alle forze dell’ordine.

La Colombia, scelta come luogo di fuga, non è casuale. Il Paese sudamericano, da anni crocevia di traffici illeciti e rifugio per criminali internazionali, offre una rete di contatti e protezioni che rendono difficile il lavoro delle autorità. La morte di Motisi, se confermata, chiuderebbe un’epoca, ma lascerebbe aperte molte domande. Tra queste, il ruolo che il boss avrebbe avuto negli ultimi anni, lontano dall’Italia ma forse ancora influente nelle dinamiche della mafia siciliana.

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