Sudcorea, polizia esamina arresto del presidente
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La polizia sudcoreana sta valutando la possibilità di emettere un mandato di arresto per il Presidente Yoon Suk-yeol e di perquisire la residenza presidenziale nell'ambito dell'indagine sulle accuse di insurrezione a suo carico per il fallito tentativo di imporre la legge marziale. Lo ha dichiarato oggi un funzionario all'agenzia di stampa Yonhap. Il funzionario della squadra speciale d'indagine dell'Ufficio nazionale d'investigazione ha fatto queste affermazioni, dopo che Yoon è stato iscritto come sospettato nelle indagini condotte dalla polizia, dalla procura e dall'organismo anticorruzione in relazione alla sua improvvisa dichiarazione di legge marziale il 3 dicembre, poi revocata dopo un voto contrario dell'Assemblea nazionale.
Un altro sabato al cardiopalmo attende Yoon Suk-yeol: dopo essere sopravvissuto al voto d’impeachment sabato scorso, in seguito alla sua decisione poi ritirata d’imporre la legge marziale, il presidente della Corea del Sud dovrà affrontare sabato un altro voto per una possibile destituzione e, questa volta, i numeri potrebbero esserci. Yoon, che dopo il passo falso sulla legge marziale è profondamente impopolare in Corea del Sud, oggi ha provato a difendere la sua posizione con un discorso alla nazione, che ha provocato, tra l’altro, anche la reazione piccata della Cina, la quale finora si era tenuta piuttosto defilata.
Il quadro che emerge è quello di un Paese che, forse distratto dal proprio successo, non si è accorto di essere stato preso in ostaggio da una cricca di leader cinici e temerari, sganciati dai settori più dinamici della società e prigionieri di una bolla di disinformazione e teorie del complotto. In un discorso televisivo a sorpresa ieri, il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol è tornato sulla dichiarazione della legge marziale che lo scorso 3 dicembre ha innescato una delle più grandi crisi politiche nazionali degli ultimi anni. Rimangiandosi le scuse pubbliche della scorsa settimana, Yoon ha difeso la scelta di imporre la legge marziale ritenendola una misura obbligata per «evitare il collasso della democrazia sudcoreana» e opporsi alla «dittatura parlamentare» dell’opposizione.




