Prezzi dei carburanti alle stelle, la Guardia di Finanza intensifica i controlli su tutta la filiera
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Redazione Economia
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Il prezzo del greggio che vola verso quota novanta dollari al barile, e con le proiezioni che parlano di un possibile, imminente assalto alla soglia psicologica dei centocinquanta, è solo la punta dell'iceberg di una crisi energetica che sta mettendo a dura prova l'economia globale. La ragione di questo shock va ricercata nell'acuirsi del conflitto in Medio Oriente, una crisi che ha visto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, alzare ulteriormente il tono dello scontro con l'Iran, parlando apertamente di resa incondizionata e chiudendo di fatto la porta a qualsiasi ipotesi di negoziato. In questo clima di tensione incandescente, lo Stretto di Hormuz, quel sottile corridoio marittimo dal quale transita circa il 20% del petrolio mondiale, è diventato un imbuto strategico e pericolosissimo, e la sua potenziale chiusura – o anche solo la sua parziale inagibilità – sta già facendo lievitare i listini con conseguenze che si ripercuotono direttamente sulle tasche dei cittadini. E se nel Cuneese e nel Monregalese, come in molte altre aree del Paese, il rincaro dei carburanti è già una realtà tangibile, con alcuni distributori presi d'assalto fin quasi a rimanere a secco, il governo italiano ha deciso di passare dalle parole ai fatti, dispiegando un arsenale di controlli senza precedenti.
Il piano del governo e il ruolo delle fiamme gialle
Su indicazione del ministro dell'Economia e delle Finanze, di concerto con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, è stata la Guardia di Finanza a ricevere l'incarico di rafforzare il presidio di legalità lungo l'intera filiera dei carburanti. Un'operazione, questa, che non si limita a una semplice verifica dei cartellini esposti alle pompe di benzina, ma che scava in profondità nei meccanismi di formazione dei prezzi, dalla raffinazione alla distribuzione. Le Fiamme gialle, come spiegato in una nota ufficiale, concentreranno la loro attenzione sulla trasparenza e sulla corretta pubblicità dei prezzi al consumo, ma l'obiettivo dichiarato è anche un altro: snidare eventuali accordi anticoncorrenziali o pratiche commerciali scorrette che potrebbero approfittare del contesto di incertezza per gonfiare artificiosamente i margini di guadagno. Parallelamente, l'attività ispettiva si estenderà al controllo del territorio per prevenire e reprimere quei fenomeni illeciti che, purtroppo, tendono a proliferare nei momenti di maggiore volatilità dei mercati, come l'evasione fiscale e l'immissione in commercio di prodotti energetici sottratti al regime impositivo.
Speculazione e allerta rapida
Il timore, ormai più che concreto, è che alle legittime spinte al rialzo determinate dal contesto geopolitico possano sovrapporsi dinamiche puramente speculative. Per questo, il ministro Urso ha convocato d'urgenza la cosiddetta Commissione di allerta rapida, un organismo che si riunirà con cadenza settimanale per monitorare l'evolversi della situazione. A supporto di questo tavolo tecnico, è stato messo a punto un piano di sorveglianza rafforzato che coinvolge una ventina di casi specifici, un dossier già trasmesso alla Guardia di Finanza per avviare verifiche mirate. L'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) ha dal canto suo attivato l'Unità di vigilanza energetica, un presidio permanente che analizzerà in tempo reale l'andamento dei prezzi all'ingrosso e al dettaglio. L'attenzione è massima anche da parte dell'Antitrust, dove sono già stati presentati diversi esposti che ipotizzano l'esistenza di un cartello tra gli operatori del settore; un'ipotesi, questa, che se confermata porterebbe a conseguenze pesantissime per i responsabili.
L'impatto sulle pompe italiane e le reazioni della politica
Gli effetti di questa tempesta perfetta sono già sotto gli occhi di tutti. La benzina in modalità self service ha superato abbondantemente quota 1,7 euro al litro, mentre il gasolio vola verso gli 1,8 euro, toccando i massimi degli ultimi due anni. Il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, non ha usato mezzi termini, dichiarando che il governo è pronto a colpire duramente dal punto di vista fiscale chiunque cerchi di trarre profitto in modo fraudolento dalla crisi. Nelle stesse ore, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la linea, assicurando l'impegno dell'esecutivo a mettere in campo tutte le misure necessarie per tutelare cittadini e imprese, un grido d'allarme raccolto anche da Confindustria, che parla di prezzi improponibili per il sistema produttivo. L'ipotesi di riattivare il meccanismo delle accise mobili, già previsto dalla legge, o di intervenire nuovamente sugli extra-profitti delle aziende energetiche, torna così prepotentemente al centro del dibattito politico ed economico.




