Hantavirus, i test negativi e quelle rassicurazioni: “nessuna mutazione”
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Redazione Salute
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La psicosi, quella sottile e strisciante che accompagna ogni emergenza sanitaria, sembra aver trovato un primo argine nei referti dei laboratori. I casi sospetti di Hantavirus, emersi dopo la vicenda della nave MV Hondius, sono risultati tutti negativi; lo ha confermato Pier Luigi Lopalco, ordinario di Igiene all’Università di Pisa, intervenendo per tracciare un netto confine tra questo patogeno e il precedente – e ben più dirompente – Sars-CoV. «È ancora presto per dire che non ci siano più rischi», ha specificato l’epidemiologo, aggiungendo però una considerazione decisiva: l’Hantavirus, diversamente dal Covid, non possiede quelle chiare potenzialità pandemiche che avevano caratterizzato l’altro virus. Se fosse mutato, se cioè si fosse rafforzato nella sua capacità di circolare tra le persone – circostanza che ne avrebbe stravolto le caratteristiche – allora sì che i motivi di preoccupazione sarebbero stati ben più solidi. Ma non è questo il caso, almeno per ora.
“Non è una nuova pandemia”, la voce del farmacista
Nelle farmacie, intanto, il tam tam quotidiano racconta di un’ansia diffusa ma controllabile. «Dottore, dobbiamo preoccuparci?»: è questa, a giorni alterni, la domanda che Nicolangelo Giampaolo, titolare dell’omonima farmacia di Piazza Pepe a Campobasso, sente ripetere con maggiore frequenza. Lui, che si definisce un “farmacista per passione” e svolge anche ruolo di divulgatore scientifico per Primonumero, ha scelto di rassicurare senza minimizzare. Il messaggio, nella sua intervista, è netto: non ci si trova di fronte a una nuova pandemia, ma non bisogna neppure abbassare del tutto la guardia. Un equilibrio sottile, quello tra allarme ingiustificato e prudenza, che Giampaolo prova a restituire con un approccio diretto, da bancone.
Due patogeni a confronto, meccanismi diversi e lo stesso rischio finale
Hantavirus e Covid, spiegano gli specialisti, sono due patogeni profondamente differenti: penetrano nell’organismo con modalità opposte, attivano meccanismi d’azione diversi, eppure entrambi possono colpire duro. A volte, troppo duro, fino a condurre alla morte. Il problema – ed è qui che si gioca la difficoltà maggiore – è che per chi si ammala riconoscerli non è affatto semplice. I sintomi iniziali, infatti, vengono spesso mimetizzati: sembrano quelli di una comune influenza, a tratti persino banali come un raffreddore. Proprio questa somiglianza superficiale alimenta l’incertezza, spingendo molti a riempire i consultori e le farmacie di domande alle quali, in questa fase, si può rispondere solo con i dati disponibili. E i dati, oggi, dicono che i test sono negativi.
Cronaca nera e violenza giovanile, l’altra urgenza del servizio
Nel corso dello stesso approfondimento televisivo – quello che ha dedicato ampio spazio all’allarme Hantavirus – è emerso però un altro fronte, altrettanto spinoso. Al centro della puntata, si legge nella ricostruzione, c’era anche la violenza giovanile, un fenomeno che talvolta si intreccia ai problemi di integrazione delle seconde generazioni. Non si tratta di un nesso automatico, né di una generalizzazione, ma di una linea investigativa che torna ciclicamente nelle inchieste sul malessere diffuso tra i più giovani. Servizio pubblico, insomma, che prova a tenere insieme due emergenze: quella virale – circoscritta ma ancora in bilico – e quella sociale, fatta di episodi di cronaca che le cronache locali registrano con cadenza ormai quasi quotidiana.




