Hantavirus, i segnali rassicuranti: casi in calo e nessuna mutazione

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   Il focolaio di Hantavirus, che nelle scorse settimane aveva acceso i riflettori dei sistemi di sorveglianza internazionali, mostra ora segnali inequivocabilmente rassicuranti. I casi, infatti, sono in deciso calo – un’evidenza che gli epidemiologi attendevano per confermare la natura circoscritta dell’epidemia – e soprattutto non si è registrata alcuna mutazione del virus tale da alterarne la trasmissibilità o la virulenza. Resta alta la vigilanza, com’è ovvio che sia quando si ha a che fare con un patogeno a trasmissione aerea, mentre la nave Hondius, al centro delle attenzioni per un possibile cluster a bordo, prosegue la sua navigazione verso Rotterdam, porto dove sono attesi gli sviluppi logistici e sanitari del caso.

Ad alimentare la prudenza, più che i numeri attuali, è la peculiare biologia di questo virus. L’infettivologo interpellato in merito spiega che «l’incubazione è lenta, per questo è rischioso»: una caratteristica, questa, che complica la tempistica delle quarantene e la ricostruzione dei contatti. Il dibattito, però, si concentra su un altro nodo cruciale, ovvero la possibilità che i soggetti asintomatici possano trasmettere l’Hantavirus, nella fattispecie il tipo Andes. «Il tema è dibattuto», ammette Marco Falcone, primario e ordinario di Malattie infettive di Pisa. I Center for Disease Control statunitensi scrivono che l’asintomatico non trasmette; cionondimeno, Falcone precisa con cautela che «la maggior parte delle esperienze sugli Hantavirus si ha per i ceppi diversi da Andes, con cui abbiamo a che fare», un ceppo che si trasmette per via aerea.

Nessun allarme epidemico, ma l’infodemia preoccupa

Proprio per fugare ogni possibile equivoco, l’Ecdc e il ministero della Salute hanno ripetuto più volte di non vedere alcun allarme epidemico all’orizzonte. Roma, 15 maggio: si susseguono con cadenza pressoché quotidiana i messaggi rassicuranti delle autorità sanitarie nazionali e internazionali, e a ribadire il punto è stato ancora una volta il ministro della Salute Orazio Schillaci. Nella sua risposta al Question time alla Camera – interrogazione che verteva sui rischi di diffusione dell’Andes in Italia e sull’efficacia del nuovo piano pandemico – ha detto con chiarezza che «i cittadini devono stare tranquilli, l’Hantavirus si conosce e si monitora». Quello che invece emerge con forza è il fenomeno parallelo dell’infodemia, quel sovraccarico di informazioni – spesso inesatte o allarmistiche – che rischia di creare più danni del virus stesso.

Ilaria Capua: «Infezione grave ma non pandemica»

A portare una prospettiva lucida e non allarmata è Ilaria Capua, virologa di lungo corso. Lei stessa racconta di frequentare i laboratori da molti anni, studiando i virus «con un misto di meraviglia e di inquietudine», e di scriverne anche per un pubblico che, di virus, proprio non vorrebbe sentir parlare. «Forse anche a causa di ciò – aggiunge – ho sviluppato una certa insofferenza agli allarmismi facili che non fanno altro che alimentare la sindrome di Pierino e il lupo e spaventare le persone». La sua valutazione è netta: l’Hantavirus rappresenta un’infezione grave – non c’è alcuna volontà di minimizzarne la pericolosità per chi contrae la forma conclamata – ma non ha i requisiti per generare una pandemia. I salti di specie, ricorda la scienziata, non sono così rari, e la maggior parte di essi non si traduce in epidemie di massa.

Incubazione lenta e trasmissione aerea: il rischio è nella lunga finestra silente

La lentezza dell’incubazione – che può estendersi per settimane – rende particolarmente insidioso il monitoraggio dei contatti, perché un individuo infetto può spostarsi, salire su una nave come l’Hondius o partecipare a raduni, senza saperlo. Questo non significa, però, che il virus stia mutando verso forme più contagiose; le analisi genetiche condotte finora sui campioni del focolaio escludono mutazioni significative. Ecco perché, pur con la guardia alzata, i messaggi che arrivano dai centri di controllo sono inequivocabili: nessuna deriva pandemica in vista, ma la necessità di non abbassare la sorveglianza epidemiologica, specialmente in contesti confinati come le navi da crociera o le strutture sanitarie.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.