Hantavirus, la nave “Hondius” attracca a Tenerife e l’Italia attiva la sorveglianza per i rimpatriati

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La complessa macchina organizzativa, messa in moto dal focolaio di Hantavirus che ha colpito la nave da crociera MV Hondius, è entrata nella sua fase operativa più delicata con l’attracco della nave nel porto di Granadilla, a Tenerife. L’imbarcazione, scortata da mezzi della Guardia Civile spagnola dopo giorni di navigazione nell’incertezza, trasporta ancora il senza vita di una delle tre vittime accertate di questa variante del virus, il cosiddetto “Andes virus”. Mentre le operazioni di sbarco prendevano il via sotto lo sguardo attento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i governi coinvolti, dalla Francia agli Stati Uniti, hanno messo a punto piani di rimpatrio che prevedono misure di isolamento severe, indicative della cautela massima adottata dalle autorità internazionali.

Il caso francese e i protocolli di isolamento tra ospedale e domicilio

Uno degli aspetti più monitorati della vicenda riguarda i cinque cittadini francesi rimpatriati in volo sanitario, tra i quali un passeggero ha già presentato sintomi riconducibili all’infezione, venendo pertanto immediatamente isolato. Le autorità transalpine, con un post pubblicato dal primo ministro Sébastien Lecornu, hanno delineato un iter sanitario che riflette la lunga incubazione del patogeno (fino a sei settimane): i rientrati saranno sottoposti a una quarantena ospedaliera di 72 ore, seguita da un isolamento domiciliare di 45 giorni durante il quale le agenzie sanitarie regionali effettueranno un monitoraggio costante. Questa procedura, seppur rigida, non implica la presenza di un’emergenza clinica conclamata sul suolo francese, ma si configura piuttosto come un’applicazione del principio di precauzione estremo nei confronti di un virus che, a differenza del Sars-CoV-2, ha mostrato in passato solo una limitatissima trasmissibilità interumana, circoscritta al ceppo sudamericano.

L’Italia e la sorveglianza attiva sui quattro passeggeri a rischio

Sul fronte italiano, l’attenzione si concentra sui quattro passeggeri giunti a Roma a bordo di un volo KLM; si tratta di individui che, sebbene asintomatici, hanno condiviso per alcuni minuti lo spazio con la donna poi deceduta a Johannesburg, risultata positiva al virus. Il ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della prevenzione guidato da Maria Rosaria Campitiello, ha immediatamente trasmesso i loro riferimenti alle regioni di competenza – Veneto, Calabria, Campania e Toscana – per l’attivazione di quella che viene definita “sorveglianza attiva”. In termini pratici, ciò significa che le strutture sanitarie locali manterranno un contatto periodico con queste persone per l’intera durata del periodo di incubazione (stimato tra una e otto settimane), pronti a intervenire al minimo segnale febbrile senza che, allo stato attuale, vi sia alcun allarme per la salute pubblica generale.

La natura del patogeno: un virus ad alta letalità ma bassa contagiosità

L’elemento che distingue questa emergenza dalla precedente pandemia è la natura stessa del patogeno; sebbene la letalità della sindrome cardiopolmonare da Hantavirus possa raggiungere percentuali elevate (fino al 50% nelle varianti americane), la sua capacità di propagazione per via aerea è infinitamente inferiore a quella del Covid. La trasmissione avviene prevalentemente attraverso il contatto con urine, feci o saliva di roditori infetti, e solo in casi rarissimi – documentati esclusivamente per il ceppo “Andes” – si è verificato un contagio diretto tra esseri umani, in contesti di prossimità familiare strettissima. L’Istituto Superiore di Sanità, nelle sue Faq, sottolinea inoltre che il serbatoio naturale di questo specifico hantavirus (i roditori selvatici sudamericani) non è presente in suolo europeo, motivo per cui l’ECDC valuta il rischio per la popolazione dell’Unione come “molto basso”.

Le operazioni internazionali a Tenerife e il ruolo dell’Oms

A Tenerife, intanto, lo sbarco procede secondo un copione blindato che ha visto la mobilitazione di oltre 360 agenti delle forze dell’ordine spagnole, inclusa un’unità speciale NBCR (Nucleare, Biologico, Chimico e Radiologico). I passeggeri, costretti a lasciare quasi tutti i bagagli a bordo, sono stati trasferiti a terra tramite gommoni Zodiac per poi essere instradati verso voli sanitari diretti nei rispettivi Paesi d’origine (ben 23 le nazionalità coinvolte). La presenza del direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sull’isola ha voluto sottolineare il coordinamento internazionale della risposta, in un momento storico in cui la memoria collettiva è ancora segnata dalle restrizioni del passato recente. Per i cittadini spagnoli, giunti per primi a terra, è stato disposto un confinamento di sette giorni, mentre per i britannici e gli olandesi i periodi di isolamento variano da alcune settimane fino a quasi due mesi, a dimostrazione che, nonostante i messaggi rassicuranti sulla bassa contagiosità, la prudenza è la parola d’ordine condivisa a livello globale.

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