Hantavirus a Tenerife, la nave dei contagi e i timori degli italiani: nessuna crociera, nessuna partenza
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Redazione Interno
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La nave MV Hondius, attraccata domenica scorsa nel porto di Santa Cruz de Tenerife, ha innescato un meccanismo di paura che – come spesso accade in questi casi – si è riversato soprattutto lungo i canali social, dove molti italiani residenti sull’isola hanno manifestato, senza mezzi termini, la decisione di rinunciare alle proprie partenze. Il mezzo, proveniente da Capoverde, trasporta un focolaio circoscritto di Hantavirus, un patogeno che, per quanto raro in Europa, porta con sé un carico di inquietudine ben preciso: può colpire i polmoni e, in alcune varianti, trasmettersi da uomo a uomo. A Tenerife il Consiglio Insulare ha già attivato, in via preventiva, il Piano di Emergenza Insulare (Pein), dichiarando la situazione di preallerta per rischio sanitario a partire dalle ore 18 di sabato 9 maggio, proprio in vista dell’arrivo della nave.
Il piano di emergenza e la reazione locale
L’attivazione del Pein – che molti residenti, leggendo il progetto editoriale Leggo Tenerife, hanno giudicato una misura tardiva più che prudente – è servita a coordinare i servizi di controllo all’ingresso del porto e a isolare i passeggeri ancora potenzialmente esposti. Non risultano al momento contagi tra la popolazione dell’isola, eppure la rabbia, più della paura, serpeggia tra chi aveva programmato spostamenti o lavoro in zone vicine allo scalo. La nave, va detto, non è stata messa in quarantena nel suo complesso, ma alcune persone a bordo – quattro cittadini australiani, un residente permanente in Australia e un neozelandese – sono già state trasferite in una struttura dedicata a nord di Perth, il centro Bullsbrook, che conta cinquecento posti letto e che venne realizzato durante la pandemia di Covid. Lì resteranno per almeno tre settimane.
Il dibattito sugli epidemiologi: il virus Andes e i superdiffusori
Ciò che rende il focolaio della Hondius particolarmente insidioso, agli occhi di molti epidemiologi, è la natura stessa dell’hantavirus coinvolto: si tratta con ogni probabilità della variante Andes, la più studiata perché capace – circostanza rara tra i virus di questa famiglia – di una trasmissione respiratoria diretta tra esseri umani. Il rischio per la popolazione europea, precisa il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (Ecdc), resta “molto basso”, ma il caso ha riaperto un dibattito internazionale sulle modalità di diffusione, in particolare sul ruolo dei cosiddetti “superdiffusori” all’interno di spazi confinati come una nave da crociera. L’hantavirus non è un singolo agente patogeno ma un gruppo di virus a Rna a singolo filamento negativo, della famiglia Hantaviridae, e viene trasmesso prevalentemente da roditori come topi, ratti e arvicole; l’uomo si ammala di solito inalando particelle di urina, feci o saliva di questi animali.
Una memoria recente: Gene Hackman e la moglie, un anno fa
A rendere meno astratta la minaccia, per il grande pubblico, è il ricordo ancora fresco di ciò che l’hantavirus ha fatto esattamente un anno fa: stroncò l’attore Gene Hackman e sua moglie, un caso di cronaca affrontato con rispetto ma che ha messo in luce l’assenza di un vaccino. Contrariamente ad altri virus a diffusione aerea, per l’hantavirus esistono solo cure di supporto – nessun antivirale specifico – e le due principali sindromi che scatena, la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS) e la sindrome polmonare da hantavirus (HPS), richiedono spesso l’ospedalizzazione. Non si guarisce da soli, insomma. E se l’allarme a Tenerife è destinato a rientrare, almeno così sperano i virologi, resta il dato di fatto che l’Italia – e la sua comunità di residenti all’estero – ha assistito per la seconda volta in pochi anni a una “minaccia da crociera” gestita con piani di emergenza vecchi di altre pandemie.




