Hantavirus, il primo volo con gli evacuati atterra a Madrid mentre la nave dei contagi resta ancorata a Tenerife
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Redazione Salute
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È atterrato nella serata di ieri, alla base aerea di Torrejon de Ardoz, il volo militare proveniente da Tenerife con a bordo i primi quattordici cittadini spagnoli evacuati dalla nave da crociera Hondius. Questi passeggeri, tra i quali figura tredici turisti e un membro dell’equipaggio, erano stati trasferiti dalla nave al molo del porto industriale di Granadilla tramite due lance, per poi essere caricati su un autobus scortato dall’Unità militare delle emergenze dell’esercito (Ume). Una volta sbarcati, tutti sono risultati asintomatici, sebbene siano stati immediatamente trasferiti all’ospedale centrale della Difesa, Gomez Ulla, a Madrid, dove resteranno in osservazione per un periodo di quarantena che si protrarrà per ben quarantadue giorni, calcolati a partire dall’ultimo contatto avuto con i positivi a bordo.
Lo sbarco blindato e il protocollo internazionale
L’operazione di sbarco, iniziata intorno alle 9:30 ora locale, ha visto la nave rimanere al largo senza attraccare direttamente al molo; i trasferimenti sono avvenuti esclusivamente con mezzi navali minori per garantire il massimo isolamento. La Spagna, che ha attivato il proprio piano sanitario di emergenza, coordina ora una complessa macchina logistica internazionale, dato che a bordo della Hondius sono presenti cittadini di oltre venti nazionalità. Se per i francesi, come annunciato dai ministeri della Salute e degli Affari Esteri di Parigi, si procederà a un rimpatrio immediato con volo sanitario nella giornata odierna, per altri Paesi come Stati Uniti e Regno Unito sono stati predisposti voli dedicati. La Francia, in particolare, ha già stabilito che i propri cinque connazionali, una volta atterrati, saranno posti in quarantena ospedaliera per settantadue ore in attesa di una valutazione approfondita, per poi essere trasferiti a casa dove dovranno osservare un isolamento prolungato di quarantacinque giorni, un periodo necessario data la classificazione dell’Oms che li considera “contatti ad alto rischio”.
Il virus Andes e la situazione dei connazionali
Sul fronte sanitario, l’attenzione degli epidemiologi è concentrata sulla natura stessa del patogeno, identificato come il ceppo Andes, una variante particolarmente insidiosa perché, a differenza di altre, può trasmettersi in rare circostanze da uomo a uomo. I sintomi iniziali, spesso confondibili con quelli di una sindrome influenzale – si manifestano con febbre, astenia e mialgie – possono evolvere rapidamente in una sindrome cardiopolmonare acuta, la cui letalità può oscillare tra il trenta e il sessanta per cento, sebbene nella gestione clinica si proceda esclusivamente con terapie di supporto e ossigenoterapia, non esistendo allo stato attuale un antivirale specifico. Per quanto riguarda l’Italia, la sorveglianza è attiva: quattro persone, tra italiani e stranieri residenti o in transito, sono state sottoposte a quarantena fiduciaria, ma al momento tutte sono prive di sintomi e vengono monitorate costantemente dalle rispettive autorità sanitarie regionali.
Le operazioni nelle aree remote e la rassicurazione dell’Oms
Mentre la nave è ormeggiata a Tenerife per completare l’evacuazione di massa, l’emergenza hantavirus ha toccato anche i territori più isolati del pianeta, come dimostra l’intervento dei paracadutisti britannici inviati sull’isola di Tristan da Cunha. Gli effetti della diffusione del virus, partita da un focolaio che ha già causato tre vittime accertate, hanno costretto i governi a operazioni di rimpatrio complesse, non solo per i passeggeri ancora a bordo ma anche per coloro che erano sbarcati nelle tappe precedenti, come nel caso della cittadina di Santa Elena. Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Ghebreyesus, presente a Tenerife per coordinare le operazioni e incontrare le autorità locali, ha comunque voluto sottolineare come la situazione presente sia profondamente diversa da quella vissuta durante la pandemia da Sars-Cov-2, ribadendo che il rischio per la popolazione generale, sia a Tenerife che nel resto d’Europa, rimane basso.




