Hantavirus, secondo positivo tra i rientri dalla Hondius: il paziente asintomatico è in isolamento a Madrid

Hantavirus, secondo positivo tra i rientri dalla Hondius: il paziente asintomatico è in isolamento a Madrid
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SALUTE

Redazione Salute Redazione Salute   -   Il ministero della Salute spagnolo ha confermato un nuovo caso di positività all’hantavirus tra i passeggeri evacuati dalla nave da crociera Mv Hondius, il cui focolaio – come ricorderanno i lettori – aveva inizialmente destrato preoccupazione a livello internazionale già nei primi giorni di maggio.

L’uomo, un cittadino spagnolo rientrato in patria dopo lo sbarco d’emergenza a Tenerife, è stato descritto dalle autorità come un “contatto stretto”, emerso grazie all’attività di monitoraggio epidemiologico avviata subito dopo la scoperta dei primi contagi a bordo della nave. italiaoggi

La particolarità di questo caso, che lo rende degno di nota anche se i riflettori mediatici si erano leggermente attenuati, risiede nell’assenza totale di sintomatologia: un fattore, questo, che testimonia la complessità nel tracciare il virus quando questo – come spesso accade nelle fasi iniziali o in soggetti particolarmente resilienti – non dà segni evidenti di sé. italiaoggi

La struttura designata per la gestione di questi pazienti è l’ospedale Gómez Ulla di Madrid, dove l’uomo è stato trasferito per essere ricoverato nell’Unità di Alto Isolamento (UATAN) già a partire dallo scorso 10 maggio.

“Il paziente rimarrà qui sotto supervisione medica specializzata”, si legge nella nota diffusa dal dicastero guidato dai tecnici di Madrid, i quali hanno inoltre tenuto a sottolineare che l’individuo in questione seguirà rigidi protocolli di biosicurezza, pensati appositamente per il ceppo in circolazione. italiaoggi

Questo ceppo, come confermato anche dalla comunità scientifica internazionale, è il temibile virus Andes, l’unica variante di hantavirus nota per la sua capacità – per quanto rara – di trasmettersi da uomo a uomo attraverso il contatto diretto o la vicinanza prolungata in spazi chiusi.

Se si considera che il periodo di incubazione può arrivare fino a sei settimane, l’identificazione di questo secondo soggetto positivo tra i quattordici spagnoli in quarantena era un’eventualità che gli esperti non avevano mai escluso. italiaoggi

Il contesto dell’epidemia e il ruolo dei laboratori esteri

Per comprendere appieno la portata dell’operazione di controllo in corso a Madrid, è necessario ricordare che la Mv Hondius non trasportava solo cittadini spagnoli: a bordo c’erano circa centocinquanta persone provenienti da ben ventitré nazioni diverse.

La richiesta di supporto era arrivata direttamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il 5 maggio, quando il sospetto che un agente patogeno letale stesse circolando tra i passeggeri aveva spinto a cercare risposte rapide. italiaoggi

A rispondere alla chiamata era stato il centro di ricerca biomedica di Dakar, in Senegal, il cui intervento si è rivelato decisivo per decifrare il codice genetico del focolaio.

I ricercatori del laboratorio senegalese, lavorando contro il tempo con attrezzature di sequenziamento avanzate, avevano prodotto un genoma parziale del virus in meno di ventiquattr’ore, confermando che si trattava del ceppo Andes; risultati identici erano stati raggiunti quasi simultaneamente da laboratori in Sudafrica e Svizzera. italiaoggi

Questa cooperazione internazionale, sebbene abbia permesso di inquadrare la minaccia, non ha però impedito che il bilancio dei decessi legati a questa vicenda raggiungesse quota tre, un dato che le autorità sanitarie hanno gestito con la consueta cautela informativa per non alimentare allarmismi ingiustificati. italiaoggi

Le indagini, insomma, sono tuttora in corso per risalire con esattezza al momento e al luogo della contaminazione iniziale, un’inchiesta epidemiologica che si muove su più rotte continentali e che tiene conto degli scali effettuati dalla nave in remote località come l’Argentina, le isole Tristan da Cunha e lo stesso arcipelago di Capo Verde. italiaoggi

La gestione del rischio e la sorveglianza attiva

I responsabili della sanità spagnola hanno voluto precisare che la rilevazione di questo nuovo positivo non altera la valutazione del rischio per la popolazione generale, un messaggio chiaramente studiato per evitare fraintendimenti o psicosi collettive.

Del resto, l’individuo risultato positivo si trovava già all’interno di un sistema di isolamento e controllo attivo, il che significa che le barriere fisiche e i protocolli sanitari hanno funzionato come da prassi, intercettando il virus prima che potesse potenzialmente diffondersi all’esterno della bolla di quarantena. italiaoggi

L’approccio dei medici spagnoli, in linea con le direttive europee e con le circolari ministeriali di altri paesi colpiti dall’emergenza, prevede il ricorso a test periodici (i cosiddetti “controlli diagnostici periodici”) su tutti i contatti posti in sorveglianza. italiaoggi

È proprio durante uno di questi screening, effettuato di routine, che è emersa la positività dell’uomo ora ricoverato, il quale – come già accennato – non mostrava alcuno dei sintomi tipici dell’infezione, come la febbre improvvisa, le mialgie diffuse o i disturbi gastrointestinali che spesso precedono il peggioramento respiratorio. italiaoggi

Mentre l’ospedale Gómez Ulla mantiene attive le sue unità specializzate, la sorveglianza prosegue serrata sugli altri tredici cittadini spagnoli ancora in osservazione, così come sui connazionali di altri paesi che potrebbero essere stati esposti al contagio durante la crociera. italiaoggi

Il caso dell’asintomatico di Madrid rappresenta, sotto certi aspetti, una sorta di test per l’efficacia dei sistemi di controllo di frontiera e di tracciamento interno: se da un lato dimostra la difficoltà di fermare completamente la propagazione del virus, dall’altro certifica la capacità dei sistemi sanitari europei di individuare tempestivamente i focolai secondari e neutralizzarli prima che possano generare una catena di trasmissione incontrollata. italiaoggi

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