Hantavirus, i primi passeggeri lasciano la nave Hondius ancorata a Tenerife
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Redazione Salute
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L’attesa, per i 147 passeggeri e membri dell’equipaggio della nave MV Hondius, è terminata nella mattinata di domenica, quando le operazioni di sbarco – almeno per i primi quattordici di loro – hanno preso il via nel porto industriale di Granadilla, a Tenerife. Si tratta, in questa fase iniziale del complesso dispositivo di sicurezza messo a punto dalle autorità spagnole, dei cittadini iberici che si trovavano a bordo della nave da crociera, la quale è diventata teatro di un focolaio di hantavirus che ha già causato tre vittime. Le lance, scortate da mezzi della Guardia Civile, hanno traghettato i tredici turisti e un membro dell’equipaggio verso una piattaforma allestita al molo, dando così seguito alle procedure di trasferimento che la ministra della Sanità, Monica Garcia, ha descritto come un "successo nonostante le avversità".
Le procedure di sbarco e i first responder sanitari
Poco prima dell’alba, intorno alle 7:30 ora locale, le squadre sanitarie sono salite a bordo dell’Hondius, ormeggiato al largo dopo l’istituzione di un perimetro di sicurezza. La valutazione clinica, a detta delle stesse autorità, ha confermato che al momento tutti i passeggeri rimangono asintomatici, un dato rassicurante che non ha però fermato la macchina organizzativa. La scelta di far sbarcare per primi gli spagnoli risponde a una logistica precisa: verranno trasferiti in volo verso un ospedale militare a Madrid, dove dovranno osservare un periodo di quarantena obbligatoria, a differenza dei cittadini di altre nazioni che verranno invece rimpatriati direttamente con voli charter senza passare attraverso strutture di isolamento spagnole. Sul posto è presente anche il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il quale ha elogiato la risposta "solida ed efficace" messa in campo dall’esecutivo di Madrid.
Il paziente zero e le indagini sul cluster
Mentre i rimpatri procedono – con l’ultimo volo diretto in Australia previsto per domani – le indagini epidemiologiche si sono concentrate sulla genesi del contagio, un aspetto reso ancora più complesso dalla natura stessa dell’agente patogeno. L’Oms ha infatti identificato in Leo Schilperoord, un ornitologo olandese di 70 anni deceduto a bordo, il cosiddetto "paziente zero" di questo cluster. L’uomo, che viaggiava insieme alla moglie (poi deceduta anch’ella dopo essere stata trasferita in un ospedale in Sudafrica), avrebbe contratto la variante andina del virus durante un’escursione di birdwatching in una discarica di Ushuaia, in Argentina, prima dell’imbarco. È proprio questa specifica variante, un dettaglio cruciale che ha elevato il livello di allerta, a possedere una capacità rara per questo genere di patologie: quella di trasmettersi efficacemente da umano a umano attraverso contatti stretti e prolungati.
La situazione in Italia e i contatti a terra
Sebbene a bordo della Hondius non siano presenti cittadini italiani, il sistema di sorveglianza sanitario ha comunque imposto misure restrittive sul territorio nazionale. Quattro persone – due italiani e due stranieri rientrati nel Belpaese dopo essere stati a bordo di un volo KLM che trasportava una delle vittime – sono state poste in quarantena domiciliare attiva. Le autorità hanno avviato le procedure di contact tracing, sebbene i primi accertamenti abbiano evidenziato come questi soggetti, attualmente asintomatici, non abbiano avuto contatti ravvicinati con la donna deceduta, riducendo così la valutazione del rischio a un livello considerato basso dalla comunità scientifica. Le cronache raccontano di un ragazzo calabrese di 25 anni, rientrato per una vacanza, isolatosi nella casa dei genitori in attesa del responso clinico. L’iter di rimpatrio proseguirà senza sosta per l’intera giornata, con la nave che, una volta vuotata dei passeggeri, salperà alla volta dei Paesi Bassi con un equipaggio ridotto per essere sottoposta a bonifica.




