L'incubo hantavirus, primo sbarco a Tenerife: 14 spagnoli lasciano la Hondius
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Redazione Salute
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Sono iniziate puntualmente alle 10:30 (le 9:30 locali) le operazioni per portare a terra i passeggeri della nave MV Hondius, quella stessa imbarcazione che, ormeggiata ormai nel porto di Granadilla, ha trasformato una crociera scientifica in un incubo epidemiologico sotto l’occhio vigile dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il primo gruppo, composto da 14 cittadini spagnoli, è stato trasferito tramite due lance dalla nave madre a una piattaforma appositamente allestita sul molo Ribera del porto industriale; tra di loro, si contano 13 turisti e un membro dell’equipaggio, tutti apparentemente in buona salute nonostante il focolaio che li circonda. A bordo dei mezzi blindati della Guardia Civil, questi primi evacuati sono stati immediatamente scortati lungo l’autostrada fino all’aeroporto di Tenerife Sud, dove attenderanno i voli di rimpatrio che li condurranno lontano da questo tratto di Oceano Atlantico.
La ministra della Sanità rassicura: nessun sintomo tra i passeggeri a bordo
Mentre le lance da sbarco continuavano il loro viavai controllato, la ministra della Sanità spagnola, Monica Garcia, si è presentata davanti ai microfoni dal porto di Granadilla per tracciare un bilancio della complessa fase di "ancoraggio", da lei stesso definita un successo "nonostante le avversità". Le squadre sanitarie, salite a bordo della Hondius già dalle 7:30, hanno effettuato una prima valutazione visiva dei circa 150 occupanti ancora sulla nave, e il responso, al momento, è confortante per le autorità spagnole che temevano un contagio a catena sul suolo insulare: tutti i passeggeri rimasti continuano a essere asintomatici. Nessuno di loro, al momento, mostra i segni letali della variante andina del virus, quella stessa che ha già strappato tre vite dall'inizio di questa odissea marittima.
L’identikit del "paziente zero" e l’ombra della discarica di Ushuaia
L’attenzione degli investigatori dell’Oms, e delle procure che seguono i profili giudiziari legati ai decessi, si è concentrata però su un uomo che non ha mai messo piede a Tenerife. L’identificazione di Leo Schilperoord come “paziente zero” è stata la chiave per ricostruire la catena di morte che ha trasformato una vacanza in tragedia. L'ornitologo olandese di 70 anni, morto a bordo l’11 aprile insieme alla moglie deceduta successivamente in Sudafrica, aveva contratto il letale ceppo Andes; e la pista più battuta, quella che le autorità stanno verificando sul campo, lo vuole intento a osservare avifauna in una discarica di Ushuaia, un habitat pericoloso infestato da roditori portatori del virus. Il fatto che la Terra del Fuoco non risultasse una zona endemica non ha fermato le indagini, con i tecnici dell'Istituto Malbran già al lavoro per catturare esemplari di ratti dalla coda lunga nell'area dove la coppia si era recata per la sua fatale sessione di birdwatching.
Trasferimenti blindati e la gestione dei rimpatri
Mentre a terra si completava l'imbarco dei 14 spagnoli sui pullman scortati, le macchine organizzative degli altri 23 paesi coinvolti si sono messe in moto per gestire quella che a tutti gli effetti è una mini-pandemia galleggiante. Le immagini aeree diffuse dalla televisione mostrano la lunga fila di mezzi impegnati nel trasferimento verso lo scalo aereo, dove i cittadini spagnoli verranno imbarcati direttamente sulla pista senza passare per le aree pubbliche del terminal. Per loro è scattato l’obbligo di un confinamento iniziale, mentre per altre nazionalità l’Oms ha raccomandato un monitoraggio che potrebbe arrivare fino a 42 giorni, coprendo l’intero periodo di incubazione del virus. In Italia, intanto, restano in sorveglianza attiva quattro persone: due cittadini italiani residenti e due stranieri, uno dei quali residente nel nostro paese. Nessuno di loro, e questo è il dato che filtra dai bollettini sanitari, presenta al momento sintomatologie riconducibili all’hantavirus, limitandosi a osservare il decorso clinico da remoto.




