Hantavirus, il focolaio sulla nave e i quattro passeggeri in quarantena in Italia: “Il contagio avviene solo in presenza di sintomi”
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Redazione Salute
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Il ricordo di quelle giornate interminabili vissute chiusi in casa, con la paura di un nemico invisibile che aleggiava nell’aria, è ancora impresso nella memoria collettiva. Basta un evento come questo – un volo condiviso, una frase, un sintomo – per riaprire quello scrigno di ansie. E cosí, a distanza di sei anni, l’eco del Covid riaffiora nel caso della trentasettenne fiorentina, finita in quarantena dopo aver viaggiato sullo stesso aereo di una delle vittime dell’Hantavirus. La sua storia, come quelle degli altri tre passeggeri rintracciati sul suolo italiano, sembra per un attimo la copia carbone di un incubo già vissuto. Tuttavia, a differenza di quanto accaduto allora, gli specialisti intervistati in queste ore invitano a non cedere al panico, chiarendo subito un punto nodale della vicenda: la contagiosità di questo patogeno è strettamente legata alla manifestazione dei sintomi.
Secondo quanto riferito da fonti ufficiali, i quattro viaggiatori – due italiani e due stranieri – sedevano su file distanti rispetto alla turista poi deceduta a Johannesburg, un dettaglio che abbassa ulteriormente il livello di allarme. Tra loro c’è Federico Amaretti, un venticinquenne calabrese di Villa San Giovanni, il quale ha dichiarato ai media di stare benissimo, esprimendo una serenità dettata dalla consapevolezza che l’indice di contagio di questo virus è basso. La sua reazione, per certi versi quasi distaccata, fotografa bene la percezione attuale di questo rischio epidemiologico: una misura precauzionale, certo, ma senza quell’urgenza drammatica che aveva caratterizzato l’inizio della pandemia da Sars-CoV.
I protocolli e la sorveglianza attiva sulle regioni
Il meccanismo della “quarantena fiduciaria” – che non è un obbligo, ma una raccomandazione stringente – è scattato immediatamente per tutti coloro che sono entrati in contatto con la donna infetta durante il volo Klm in coincidenza per Roma. Il Ministero della Salute, come si legge nelle note diramate in queste ore, ha attivato i protocolli di sorveglianza attiva trasmettendo i nominativi alle Regioni competenti (Calabria, Campania, Toscana e Veneto) per un monitoraggio che si protrarrà per il periodo di incubazione del virus. I virologi lo ripetono con insistenza: se l’infezione non ha ancora manifestato i primi segnali, come la febbre o i disturbi respiratori, è molto improbabile che si verifichi un passaggio diretto da uomo a uomo. Questa peculiarità epidemiologica rappresenta, almeno per ora, il principale argine alla diffusione su larga scala, un’ancora di salvezza che differenzia profondamente l’Hantavirus da altre minacce epidemiche del recente passato.
Mentre in Italia i quattro passeggeri restano in isolamento domestico senza presentare particolari criticità, la nave dei misteri – la Mv Hondius – è approdata nelle acque spagnole di Tenerife, scortata da un’imbarcazione della Guardia Civil. L’enorme struttura, ferma al largo del porto industriale di Granadilla, custodisce al suo interno una tragedia in divenire: tre i morti accertati (uno dei quali, circostanza agghiacciante, giace ancora in una cabina) e un centinaio di persone tra passeggeri ed equipaggio provenienti da ventitré nazioni diverse sottoposte a rigidi controlli. L’operazione di sbarco, programmata nelle prime ore della mattinata locale, è stata descritta dalle autorità iberiche come un’operazione logistica senza precedenti, data la complessità di isolare e trasferire tante persone senza creare ulteriori occasioni di contagio.
L’ombra del cluster sulla nave e la gestione internazionale
Per capire la reale portata del focolaio, occorre guardare a quanto accaduto nelle settimane precedenti a bordo della crociera. Gli esperti interpellati dall’Agenzia Dire hanno spiegato che, sebbene la trasmissione interumana sia considerata “rara” per questo tipo di virus, l’ambiente angusto e sovraffollato della nave ha funto da amplificatore ideale per il ceppo in circolazione. Tuttavia, lo stesso specialista ha sottolineato una verità statistica rassicurante: nonostante le condizioni di promiscuità, la grande maggioranza delle persone presenti sull’imbarcazione non ha contratto l’infezione. Un dato, questo, che suggerisce una minore capacità di penetrazione virale rispetto ad altri agenti patogeni.
Parallelamente alle operazioni spagnole, Parigi ha organizzato un ponte aereo sanitario per riportare in patria i cinque cittadini francesi rimasti coinvolti nell’incubo. Un portavoce dei Ministeri della Salute e degli Affari Esteri francesi ha comunicato che i connazionali, una volta atterrati, non potranno tornare subito a casa: li attende una quarantena ospedaliera di settantadue ore per accertamenti approfonditi, seguita da un isolamento domiciliare di ben quarantacinque giorni. Questo rigore, che supera persino le misure adottate in Italia, riflette la massima cautela adottata a livello continentale.
L’eziologia del virus e i criteri del contagio
Un medico specialista in igiene ed epidemiologia, ascoltato in questi frangenti, ha voluto dissipare un ultimo alone di mistero riguardo la natura del patogeno. L’Hantavirus, ha ricordato, è fondamentalmente una zoonosi: il suo serbatoio naturale sono i roditori, e il salto di specie avviene spesso in contesti degradati o attraverso l’inalazione di particelle di feci e urina secche di questi animali. Ciò che lo rende meno insidioso, agli occhi della salute pubblica globale, è proprio la difficoltà della trasmissione terziaria. “Il contagio avviene solo se ci sono i sintomi”, ha ribadito il professionista, smentendo di fatto l’ipotesi di una possibile diffusione silente durante il periodo di incubazione. Solo chi è già malato rappresenta un pericolo per chi gli sta accanto, e solo in caso di contatto ravvicinato e prolungato.
Intanto, la macchina della sanità internazionale resta in stato di allerta. A bordo della Mv Hondius, ormeggiata al largo di Tenerife, è salito anche un medico italiano, infettivologo dello staff dell’Ecdc, il cui compito è supportare le operazioni assistenziali. La sua presenza indica l’attenzione alta dell’Europa verso questa crisi, sebbene i bollettini ufficiali parlino ancora di un rischio “molto basso” per la popolazione generale. Per i quattro passeggeri in quarantena in Italia, per i cinque francesi in procinto di essere isolati e per i familiari delle vittime, queste rassicurazioni probabilistiche valgono fino a prova contraria. Nell’attesa che i giorni passino, si contano i sintomi che non arrivano.




