Hantavirus, salgono a 12 i casi legati alla nave Hondius: un membro dello staff positivo dopo lo sbarco a Tenerife

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non accenna a diminuire, anzi, il numero dei contagiati legati al focolaio di hantavirus scoppiato a bordo della nave da crociera Mv Hondius, un’epidemia che – sebbene abbia un tasso di letalità preoccupante – continua a presentare una capacità di扩散 limitata, come confermano le autorità sanitarie. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), per bocca del suo direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha reso noto un ulteriore incremento dei casi: si tratta di un membro dell’equipaggio, sbarcato a Tenerife e prontamente rimpatriato nei Paesi Bassi. L’uomo, che era già stato posto in isolamento domiciliare, è successivamente risultato positivo al virus ed è stato ricoverato in ospedale. Con questa nuova conferma, il conteggio ufficiale tocca quota 12 tra casi sospetti e confermati, mentre rimane fermo a tre il numero dei decessi, una cifra che non subisce incrementi dal 2 maggio scorso, data in cui l’epidemia è stata ufficialmente segnalata all’Oms.

Una quarantena galleggiante davanti alle coste di Tenerife

La gestione di questa crisi sanitaria, che ha visto la Mv Hondius trasformarsi in una sorta di "isolamento galleggiante", ha richiesto uno sforzo logistico senza precedenti coordinato dalle autorità spagnole. Dopo aver gettato l’ancora a circa 500 metri dal porto di Granadilla, sull’isola di Tenerife, la nave ha dato il via a un’operazione di evacuazione che ha coinvolto tutti i passeggeri e parte dell’equipaggio. Indossando tute protettive e trasferiti a terra tramite piccole imbarcazioni (perché alla nave non è stato consentito attraccare direttamente al molo), i primi a lasciare la struttura sono stati i cittadini spagnoli, seguiti da olandesi, tedeschi, belgi e greci. Durante una conferenza stampa tenuta sul posto, la ministra della Sanità spagnola Mónica García ha tenuto a precisare che, prima dell’inizio delle procedure di sbarco, nessuna delle persone ancora a bordo mostrava sintomi riconducibili all’infezione.

Le dinamiche del virus e la sorveglianza dell’Oms

Ciò che rende questo focolaio particolarmente insidioso – spiegano gli esperti, come Matteo Riccò, coordinatore del Gruppo di Lavoro “Salute e Sicurezza occupazionale” della Società Italiana d’Igiene – non è tanto la facilità di trasmissione, quanto la gravità delle conseguenze. L’hantavirus, nella sua variante “Andes virus” (quella riscontrata sulla Hondius), è uno dei pochi ceppi in grado di passare da uomo a uomo attraverso un contatto stretto e prolungato, una caratteristica che lo differenzia dagli altri tipi di hantavirus trasmessi esclusivamente da roditori. Nonostante questa peculiarità, che ha giustamente allertato le autorità, il tasso di contagiosità rimane decisamente basso. Lo stesso Ghebreyesus, arrivato a Tenerife per coordinare le operazioni, ha voluto spegnere sul nascere qualsiasi paragone con la pandemia da Covid-19, definendo la situazione "un'epidemia circoscritta" e rassicurando la popolazione locale sul fatto che l’arrivo della nave non rappresentava una minaccia per i residenti dell’isola. L’attenzione degli epidemiologi si è concentrata sulla ricostruzione della catena dei contatti, un lavoro minuzioso che ha portato all’identificazione di nuovi casi come quello dell’uomo rimpatriato in Olanda.

Le procedure di rimpatrio e la sorveglianza internazionale

L’evacuazione, che ha interessato cittadini di una ventina di nazionalità diverse, è stata un’operazione a tappe che si è protratta per diversi giorni. Mentre la maggior parte dei passeggeri è stata trasferita via aereo verso i rispettivi Paesi (con voli organizzati ad hoc da governi come quelli degli Stati Uniti e del Regno Unito), chi è rimasto è stato sottoposto a rigidi protocolli di quarantena. Il membro dell’equipaggio risultato positivo, in particolare, era già sotto osservazione proprio perché rientrava in quella cerchia di “contatti stretti” monitorata costantemente dall’unità di crisi. L’Oms ha confermato di essere in contatto quotidiano con gli esperti dei Paesi coinvolti e continua a ricevere rapporti sanitari settimanali attraverso i canali ufficiali del Regolamento Sanitario Internazionale. Al momento, sebbene i contagi salgano e si registri un nuovo ricovero, l’agenzia delle Nazioni Unite valuta ancora il rischio per la popolazione globale come “basso”.

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