Hantavirus, la nave Hondius a Tenerife e i riflessi nell’ansa italiana
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Redazione Salute
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La nave da crociera Mv Hondius, battente bandiera olandese e al centro di un focolaio di hantavirus che ha già causato tre vittime accertate tra i passeggeri, ha fatto il suo ingresso nelle acque del porto di Granadida, sull’isola di Tenerife, scortata da unità della Guardia Civil. L’attracco, avvenuto sotto la stretta sorveglianza di un imponente dispositivo di sicurezza che ha mobilitato oltre trecento agenti, dà il via a una complessa operazione di sbarco controllato; si tratta di una procedura sanitaria senza precedenti per le autorità spagnole, che mira a trasferire i centoquaranta passeggeri e i membri dell’equipaggio – considerati dall’Organizzazione mondiale della sanità “contatti ad alto rischio” – verso i rispettivi Paesi di origine senza alcun contatto con la popolazione civile.
Le operazioni di evacuazione, iniziate nella mattinata di domenica con il trasferimento dei cittadini spagnoli tramite piccole imbarcazioni, prevedono un trasporto immediato verso l’aeroporto di Tenerife Sud a bordo di autobus isolati. Una volta a terra, i passeggeri, tutti asintomatici ma sottoposti a rigidi protocolli di sicurezza che consentono loro di portare solo effetti personali in sacchetti di plastica, verranno imbarcati su voli militari o governativi diretti verso nazioni come Stati Uniti, Regno Unito e Francia, dove dovranno osservare periodi di quarantena specifici; lo stesso direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, presente sul posto per supervisionare l’escalation, ha voluto precisare che “questa non è un’altra Covid”, cercando di arginare il panico tra la popolazione locale e ribadendo la bassa incidenza del contagio per l’isola, nonostante la gravità della variante Andes rilevata a bordo.
L’effetto rimbalzo e la sorveglianza attiva in Italia
Mentre la nave rimane ancorata in attesa della completa evacuazione prima di proseguire alla volta dei Paesi Bassi per la bonifica, l’allarme sanitario ha varcato i confini nazionali arrivando fino all’Italia, sebbene in forma indiretta e circoscritta. Il ministero della Salute, infatti, ha attivato una procedura di “sorveglianza attiva” nei confronti di quattro passeggeri che si trovavano a bordo di un volo della Klm in coincidenza per Roma, un volo sul quale era salita per pochi minuti una donna proveniente dalla Hondius, poi deceduta a Johannesburg a causa del virus.
Questa misura, più che indicare un focolaio imminente, rappresenta un esercizio di massima cautela da parte delle autorità italiane. I quattro soggetti monitorati, distribuiti sul territorio in quattro regioni diverse – Calabria, Campania, Toscana e Veneto – sono stati posti in quarantena precauzionale, in attesa di verificare l’eventuale comparsa di sintomi di una malattia che, come hanno ricordato più volte gli epidemiologi, non ha i caratteri della trasmissibilità fulminea tipica di altre pandemie recenti. Il virologo Fabrizio Pregliasco ha descritto l’episodio come un test decisivo per i protocolli post-Covid, sottolineando che la reattività del sistema mostra una consapevolezza maggiore rispetto al passato, anche se il rischio reale per la popolazione italiana resta confinato a questi rari casi di esposizione indiretta.
Le tensioni geopolitiche e gli altri fronti caldi
Parallelamente all’evoluzione della cronaca sanitaria, il contesto internazionale presenta altri focolai di tensione destinati a influenzare gli equilibri europei. Il presidente russo Vladimir Putin ha rilasciato dichiarazioni che inducono a un cauto ottimismo, parlando ai giornalisti del Cremlino e affermando che la “questione ucraina sta giungendo al termine”. Pur ribadendo la retorica della vittoria durante la parata del 9 maggio, il leader russo ha fatto sapere di essere pronto a discutere nuovi accordi di sicurezza per l’Europa, aprendo un potenziale dialogo con l’Unione, sebbene abbia candidato l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder – figura scomoda nel panorama politico attuale – come possibile mediatore preferito; una mossa che suggerisce una ricerca di soluzioni negoziate, ma seguendo canali diplomatici non convenzionali.
A disturbare ulteriormente il quadro occidentale ci pensano le parole provenienti da Washington. A più di un anno dalla sua rielezione, il presidente degli Stati Uniti ha scelto di reiterare le sue critiche nei confronti dell’Italia, minacciando concretamente di ridistribuire le truppe americane stanziate sul territorio nazionale. In un’intervista rilasciata a un quotidiano italiano, Trump ha accusato Roma di non essere stata presente quando gli Stati Uniti ne avevano bisogno, in riferimento al mancato sostegno alla campagna contro l’Iran, e ha ventilato l’ipotesi di trasferire i militari altrove. Non si tratta, a differenza di altre occasioni, di una generica lamentela diplomatica: la minaccia di sganciamento dal contingente di stanza nelle basi italiane tocca corde sensibili della sicurezza e della difesa nazionale, mettendo a nudo i primi veri strappi nell’alleanza transatlantica sotto la nuova amministrazione repubblicana.
Il verdetto del campo e il caso Garlasco
Spostando l’attenzione sull’attualità sportiva, la Serie A ha regalato un pomeriggio di nette gerarchie all’Olimpico, dove l’Inter ha imposto la propria legge sulla Lazio con un secco 3. La squadra di mister Chivu ha offerto una prova di forza in vista della prossima finale di Coppa Italia, dominando i padroni di casa grazie alla rete del capitano Lautaro Martinez – tornato al gol – e alle firme di Sucic e Mkhitaryan, infliggendo ai biancocelesti una lezione di cinismo e concretezza che conferma il valore dei campioni d’Italia in carica.
In chiusura, si registrano sviluppi giudiziari nell’ambito del caso giudiziario che riguarda l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco. La difesa dell’indagato, nella sua ultima memoria depositata agli atti, ha sostenuto nuovamente la piena veridicità delle dichiarazioni rese dal proprio assistito, cercando di scardinare le accuse che lo vedono coinvolto in una vicenda rimasta per anni insoluta.




