Hantavirus, altro caso positivo tra i rimpatriati dalla nave “Mv Hondius” mentre peggiora la donna francese

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’odissea sanitaria legata alla nave da crociera “Mv Hondius” non si è conclusa con lo sbarco a Tenerife, anzi, registra nuovi sviluppi significativi proprio nelle fasi del rientro a casa dei passeggeri. A distanza di ore dall’evacuazione, le autorità sanitarie hanno confermato che un cittadino statunitense, risultato positivo al test per l’Hantavirus, è attualmente del tutto asintomatico. Il dato, seppur rilevante dal punto di vista epidemiologico, non rappresenta l’unica criticità emersa nelle ultime ore: una delle cinque passeggere francesi rimpatriate in aereo nella giornata di ieri ha visto le proprie condizioni di salute aggravarsi durante la notte, e i test hanno successivamente confermato la positività al virus. Le autorità transalpine hanno immediatamente attivato i protocolli di isolamento più severi a Parigi, identificando al contempo ben 22 casi di contatto “stretto” sul territorio francese, un numero che testimonia la capillarità dei controlli in atto.

L’inchiesta sul “paziente zero” e il mistero della discarica

A gettare ulteriore luce sulle dinamiche del focolaio, emerso in mezzo all’Atlantico, è l’identificazione di quello che viene considerato il caso indice del contagio. Si tratta dell’ornitologo olandese Leo Schilperoord, un appassionato di birdwatching di 70 anni deceduto a bordo insieme alla moglie, spirata poi in un ospedale in Sudafrica qualche giorno più tardi. Secondo le ricostruzioni investigative, l’uomo si trovava in una discarica nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove probabilmente era intento ad avvistare una specie specifica di rapace, il caracara gola bianca (noto anche come caracara di Darwin). È in quel contesto, caratterizzato da polveri sottili e presenza di roditori selvatici, che gli esperti ipotizzano l’inalazione delle particelle infette. La conferma del suo ruolo di “paziente zero” pone interrogativi sulla gestione dei protocolli di sbarco iniziali, dato che il virologo ospitava già il virus nei giorni precedenti l’imbarco.

Le procedure del ministero della Salute italiano e la natura del virus

Mentre le autorità spagnole blindano le Canarie per gestire gli ultimi protocolli di sbarco, il ministero della Salute italiano si prepara a pubblicare una circolare con le linee guida dettagliate sui comportamenti da tenere. La nota ufficiale, che arriverà in giornata, mira a sistematizzare le informazioni su un patogeno che, come sottolineato dagli esperti, poco ha a che vedere con l’emergenza Covid. “Attualmente non c’è nessun allarme”, hanno ribadito i vertici del dicastero, specificando che in Italia non risultano casi autoctoni e che il virus è già conosciuto dalla comunità medico-scientifica. La variante in circolazione, quella americana (Andes), è particolarmente aggressiva perché colpisce i polmoni con un tasso di letalità elevato, a differenza della variante europea che compromette prevalentemente la funzione renale; ciononostante, il fattore chiave che frena il panico è la sua bassissima contagiosità, trasmettendosi esclusivamente tramite aerosol in ambienti strettamente ristretti.

La trasmissione e lo scenario attuale

La trasmissione dell’Hantavirus, spiegano gli infettivologi, avviene principalmente per via aerea, attraverso l’inalazione di particelle di urina, feci o saliva di roditori infetti, e solo in casi molto rari si verifica il passaggio diretto da uomo a uomo. Proprio per questa caratteristica, e nonostante i casi tra i rimpatriati, la sorveglianza sui contatti (tra cui i cittadini italiani presenti su un volo a rischio) resta alta ma non allarmistica. La “Mv Hondius”, rimasta per quaranta giorni bloccata nei mari antartici dopo i primi decessi, rappresenta dunque un caso epidemiologico circoscritto e ormai sotto controllo, sebbene la coda giudiziaria e le indagini sulle responsabilità della compagnia Oceanwide Expeditions siano solo all’inizio.

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