Hantavirus, l’Oms conferma 11 casi, l’Ue attiva il monitoraggio e gli scienziati chiedono nuove strategie

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   La nave da crociera Mv Hondius, ormeggiata e poi allontanatasi dalle coste di Tenerife dopo una complessa operazione di sbarco, continua a rappresentare un serbatoio epidemiologico di interesse globale per le autorità sanitarie. L’Organizzazione mondiale della sanità, nel terzo rapporto diffuso dopo la notifica del cluster avvenuta il 2 maggio, ha aggiornato il bilancio del focolaio di hantavirus Andes, portando a 11 i casi complessivamente segnalati, di cui otto confermati in laboratorio, due considerati probabili e un caso, registrato negli Stati Uniti, il cui esame diagnostico è ancora in fase di verifica a causa di risultati non conclusivi. I decessi accertati restano tre, un dato che consegna al focolaio un tasso di mortalità grezzo del 27 per cento, in linea con la letalità storica di questa particolare variante virale quando sfocia nella sindrome cardiopolmonare. L’analisi, come si legge nel rapporto dell’agenzia delle Nazioni Unite, evidenzia come gli ultimi due casi confermati siano stati individuati rispettivamente in Francia e Spagna, a dimostrazione della capacità di diffusione internazionale legata ai flussi dei passeggeri rimpatriati.

La risposta coordinata dell’Unione europea e il ruolo del comitato per la salute

Di fronte a questa emergenza transfrontaliera, l’Unione europea ha alzato il livello di attivazione dei suoi meccanismi di crisi. La presidenza di turno del Consiglio Ue, attualmente affidata a Cipro, ha deciso di attivare il meccanismo Ipcr, ovvero la Risposta Integrata alle Crisi Politiche, in modalità di condivisione delle informazioni per monitorare attivamente il focolaio. Non si tratta, lo si badi bene, di una semplice procedura burocratica: questa piattaforma facilita lo scambio di dati sensibili tra gli Stati membri e le istituzioni, raccogliendo tutte le azioni in corso per rafforzare la consapevolezza situazionale. Parallelamente, il Comitato per la salute e la sicurezza, che rappresenta il principale organismo di gestione delle crisi sanitarie pubbliche, ha adottato un parere specifico sulla gestione del focolaio. Le loro raccomandazioni sottolineano la necessità di un monitoraggio continuo, che includa aggiornamenti epidemiologici e relativi allo stato dei contatti, oltre a ulteriori test di laboratorio e sequenziamento genetico. Al momento, però, la valutazione del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) è chiara: il rischio per la popolazione generale nell’Ue rimane molto basso, dato che il serbatoio naturale del virus, rappresentato da roditori selvatici infetti, non è presente sul continente europeo e la trasmissione da uomo a uomo richiede condizioni di contatto molto stretto e prolungato.

Il virus Andes sotto la lente: nessuna mutazione ma strategie da rivedere

Nel dettaglio del report dell’Oms si precisa che i casi, saliti a undici al 13 maggio, riguardano esclusivamente passeggeri della nave, escludendo quindi al momento l’equipaggio rimasto a bordo o i lavoratori portuali coinvolti nello sbarco. Ciò che preoccupa i virologi non è tanto la novità del patogeno, quanto l’ambiente in cui si è propagato: la Mv Hondius, una nave da spedizione, ha creato le condizioni ideali per il cosiddetto “effetto amplificatore”. La trasmissione interumana del virus Andes, documentata in passato quasi esclusivamente in ambito domestico (familiari che assistono un malato), in questo caso ha trovato terreno fertile nei corridoi stretti e nelle cabine condivise per giorni. La scienza, però, non ha rilevato segnali di un aumento dell’aggressività intrinseca del patogeno. Fonti del ministero della Sanità spagnolo hanno confermato che le prime analisi genetiche, quelle che hanno permesso di ricostruire l’albero filogenetico del contagio, escludono mutazioni rilevanti che possano aver aumentato la trasmissibilità rispetto ai ceppi storicamente circolanti in Sud America. Tuttavia, proprio per la rarità di focolai di questa natura (con una catena di contagio così lunga in un contesto ristretto), gli scienziati interpellati dall’Oms sollecitano una riflessione più ampia. La richiesta, avanzata nei tavoli tecnici, è quella di aggiornare i protocolli di sanità marittima e aerea, considerando che i tempi di incubazione del virus (che possono arrivare a sei settimane) rendono obsolete le semplici misure di screening termico all’imbarco.

Il confronto con il passato e la situazione in Italia

La memoria collettiva, inevitabilmente, corre ai fantasmi della pandemia da Sars-CoV-2, ma gli specialisti invitano a distinguere con nettezza i due patogeni. Se da un lato i sintomi iniziali – febbre, mialgie diffuse, nausea – possono mimare quelli di una brutta influenza o di un raffreddore, rendendo insidiosa la diagnosi precoce, il meccanismo d’azione è profondamente diverso. Il coronavirus si diffondeva facilmente attraverso le goccioline respiratorie anche in contesti sociali aperti; l’hantavirus Andes, al contrario, richiede un contatto fisico prolungato con i fluidi di un paziente nella fase sintomatica, un limite che in un normale contesto urbano ne blocca la fuga epidemica. Nel frattempo, in Italia, l’allarme è rientrato sul piano clinico. I test eseguiti sui primi sospetti – tra cui un cittadino britannico, il suo accompagnatore e un marittimo calabrese – sono risultati negativi, così come per la turista ricoverata a Messina. Nessuna positività è stata registrata, anche se la sorveglianza sui contatti rimane alta, in linea con le raccomandazioni dell’Ecdc che indicano un periodo di quarantena di 42 giorni per i soggetti esposti. La lezione che emerge da questa vicenda, come sottolineato dagli addetti ai lavori, è che il sistema di sorveglianza ha retto, ma la fragilità degli equilibri globali rende necessario non abbassare mai la guardia, nemmeno di fronte a nemici vecchi che viaggiano su rotte nuove.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.